Tornatore agli European Awards. Ma la "Migliore Offerta" forse sono le voci italiane.

Raffinato, originale, recitato splendidamente. Ma all'estero, qualcuno propone di venderlo doppiato in italiano. Come mai?

04.09.2013 - Simonetta Caminiti

Ora lo candidano agli European Film Awards. Il decimo lungometraggio di Giuseppe Tornatore, indagine del falso e del vero, dell'amore ai tempi del web nell'ammuffito e barocco mondo dell'antiquariato, dell'insania sfrontata e irrefrenabile dei sentimenti, non ha convinto tutti. Nonostante Geoffrey Rush, Donald Sutherland, eleganti omaggi a Hitchcock; nonostante l'en plein di riconoscimenti. Nonostante, adesso, tenda il braccio agli Award europei.

La stampa straniera, all'uscita del film lo scorso gennaio, ha insistito sui nei della sceneggiatura: obiettivamente ridondante, che pesca dalla semantica dell'arte e da una sintassi difficile, pesante, ma sempre specchio delle sovrastrutture dei protagonisti, del loro mondo interiore impenetrabile e abituato a dialogare con la cultura, la letteratura, le arti antiche. E quasi mai con la gente. Una sceneggiatura che, paradossalmente, li rende più veri, facendo loro «parlare molto senza dire niente» (come osserverà un personaggio). A nostro avviso, facendo dire loro tutto ciò che sono.

Ma veniamo alle caratteristiche salienti. Il film di Giuseppe Tornatore, La Migliore Offerta (2013), è un gioco trionfale di voci.

La protagonista femminile Sylvia Hoeks ha interpretato il personaggio di Claire Ibbetson solo vocalmente (quindi restando nascosta al pubblico, segregata dietro il muro della sua stanza) per metà del film. Claire, una ventisettenne affetta da agorafobia e terrorizzata dall'idea di mostrarsi alla gente, interagisce con Virgil Oldman (Geoffrey Rush), anziano battitore d'asta cui spetta valutare e vendere i beni della ragazza, ormai orfana.

Da questo incontro di profonde solitudini, la storia d'amore. Ma è la voce di Claire a intrigare, concupire, conquistare il cuore e far perdere la testa al misogino Virgil. "Collezionista di donne" molto atipico, cioè in possesso (illegale) di decine e decine di ritratti femminili che adora, ma arrivato a sessant'anni senza mai aver neppure accarezzato una donna in carne ed ossa. Ebbene, a trascinarlo fuori dalla misoginia, e dal contatto solo visivo con la femminilità, la dolce voce di Claire.

«La rabbia, la paura, la musicalità nella mia voce - ha raccontato Sylvia Hoeks - sono state un lavoro importante non solo per intrigare Virgil, ma per far sorgere nel pubblico la curiosità di vedermi».

In Italia il film ha convinto il grande pubblico e la critica, premiato con sei David di Donatello, sei Nastri D'Argento e quattro Ciak d'Oro, e riscuotendo successo nei cinema. La stampa straniera non è stata altrettanto generosa. «Dialoghi artefatti, "arrugginiti" - recita The Guardian - che sembrano estrapolati da un frasario italiano degli anni Cinquanta». Il film di Tornatore, ambientato in una città innominata della Mitteleuropa, è stato girato completamente in inglese. E, in inglese, distribuito all'estero. Ma lo ScreenDaily, rivista di cinema, abbozza una teoria: «Se il film è stato scritto da Giuseppe Tornatore in italiano, e in Italia è piaciuto così tanto, forse il cineasta avrebbe dovuto distribuirlo doppiato e sottotitolato anche all'estero».

In italiano, le voci di Sylvia Hoeks e del premio Oscar Geoffrey Rush sono di Myriam Catania e Rodolfo Bianchi. Restituito alla sua lingua, il copione ha funzionato di più, ha ritrovato credibilità, sia pure conservando un registro un po' magniloquente e i dialoghi "cervellotici", i suoi merletti, la loro mania di riferire il mondo delle aste in cui tutto, vero e falso, di valore o disvalore, viene presentato come un tesoro. Finché la potenza dei sentimenti non sventra le sovrastrutture e riduce tutto all'essenziale: un uomo innamorato, una donna sola al mondo che lo delude.

E le voci? In italiano, Myriam Catania fa parlare le mura di Villa Ibbetson in modo sconvolgente: angoscia, imbarazzo, esitazione, innocenza e sensualità creano il personaggio di Claire molto prima che il suo volto si scopra. Una doppiatrice che recita il suo ruolo, il suo essere Voce, anima, finzione  e realtà attraverso il suono. E Rodolfo Bianchi - che un timbro identico a quella dell'australiano Geoffrey Rush - ricalca l'originale: suscettibile e spaesato, glaciale e tenerissimo, suadente, rassicurante, empatico. «Autentico», come i suoi preziosi quadri, come deve essere il doppiaggio del film: un restauro vero e proprio, in cui tecnica e sensibilità altro non sono che veicoli dell'originale, fedeli come vestali e personali, allo stesso tempo, quanto un'opera che nasce da se stessa. È un film, quello di Tornatore, che parla anche del doppiaggio italiano.