Il Microcredito nella Regione Lazio

Aspetti giuridici e filosofici. Perchè microcredito non vuol dire assistenzialismo.

30.01.2010 - Francesco Grasselli

Il Fondo Speciale per il Microcredito nasce con la legge finanziaria regionale (L.R. 2006 n°4, art.53 abrogato), e la sua gestione viene affidata a Sviluppo Lazio, una Spa creata nel 1999 per promuovere lo sviluppo del territorio regionale, detenuta dalla Regione stessa e dalla Camera di Commercio di Roma. Di fatto, la prima specificazione dell'attività di microcredito è piuttosto vaga: l'articolo consta di soli quattro commi, riguardanti

Una maggiore specificità si ha invece in sede di assestamento di bilancio (L.R. 2006 n°10), quando il precedente articolo è sostituito da un testo più eloquente, che pone l'attività di microcredito all'interno di un più vasto programma di «finanza etica che ricomprende l’emissione di obbligazioni etiche e/o titoli di solidarietà, la partecipazione a fondi di social venture capital, la sottoscrizione di fondi etici e fondi di investimento socialmente responsabile, l’adozione di strumenti di microfinanza e microcredito, anche attraverso la partecipazione al capitale di istituzioni finanziarie, purché no-profit ed esclusivamente dedicate a tali attività», programma in cui sono coinvolti «intermediari finanziari etici e operatori finanziari selezionati, in via preferenziale, secondo un profilo di responsabilità sociale e ambientale.» Il nuovo articolo ribadisce quindi il ruolo del microcredito come «strumento di lotta alla povertà e all’esclusione sociale e al fine di sviluppare la partecipazione e la solidarietà a favore di categorie svantaggiate», e ne specifica i settori di attività, articolati in quattro assi: 

a) microimprese, cioè ditte individuali operanti in settori in cui sono particolarmente diffuse l’economia sommersa e l’usura; 

b) collettività finanziarie, cioè condomini, mutue, cooperative, che vogliono attivare progetti di ristrutturazione di immobili secondo criteri di eco-compatibilità e di accessibilità per i disabili; 

c) crediti di emergenza, finalizzati ad affrontare bisogni primari dell’individuo, quali la casa e i beni durevoli essenziali; 

d) sostegno a persone sottoposte ad esecuzione penale, intra o extra muraria.

Il nuovo fondo, gestito sempre da Sviluppo Lazio, ammonta ancora a €500.000, a cui si aggiungono però €3.000.000 di proventi di un'emissione obbligazionaria regionale, ed integrabili - come prima - dagli apporti di enti pubblici o privati (ad oggi, il Fondo ammonta a €6.000.000).

I tre assi di attività attuali

Il bilancio di previsione per il 2008 (L.R. 2007 n° 27) porta ad una sostanziale scomparsa del secondo asse di intervento - in effetti, un ambito la cui connotazione sociale era meno evidente. L’asse al punto c) è rimasto immutato, mentre i punti a) e d) sono stati così  “ritoccati”:

a) interventi in favore di microimprese, in forma giuridica di cooperative, società di persone e ditte individuali, costituite e già operanti, ovvero in fase di avvio d’impresa, volti sia a contrastare l’economia sommersa sia a sostenere la nuova occupabilità, l’autoimpiego e l’inclusione di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici;
b) crediti di emergenza, finalizzati ad affrontare bisogni primari dell’individuo, quali la casa, la salute e i beni durevoli essenziali;
c) sostegno a persone sottoposte ad esecuzione penale, intra o extra muraria, ex detenuti, da non più di 24 mesi, nonché conviventi, familiari e non, di detenuti.

La parte concernente l'edilizia passa in secondo piano, mentre la specificazione dei destinatari è resa più chiara, comprendendo in sostanza tutti i soggetti a rischio di esclusione (lavoratori delle microimprese, poveri, detenuti). Inoltre, rispetto alla formulazione originale della L.R. 2006 n°4, non sono più menzionati «imprese sociali, piccole imprese, aziende no profit, ONLUS, aziende del terzo settore», in un'ottica che meglio riflette gli scopi per i quali il microcredito era stato originariamente pensato. 

"Filosofia" del microcredito

Una breve lettura degli intenti originari di Yunus permette di capire infatti che il microcredito è stato pensato in stretta rispondenza ad una logica liberista ed individualista, con lo scopo di favorire l'accesso del singolo al mercato (mercato dei beni, mercato del lavoro, mercato del credito) e permettergli così di farsi strada con le sue forze, grazie all'acquisizione di un minimo grado di potere contrattuale. Fine ultimo è quindi la creazione di un mercato finanziario alternativo, che convogli denaro verso soggetti cui normalmente non sarebbe concesso il credito per mancanza di garanzie. 

Bisogna quindi tener conto che le logiche “qualitative” che carratterizzano le misure assistenziali (governare dinamiche sociali) sono invece estranee alle considerazioni molto più "quantitative" (combattere la povertà) su cui invece si basa il microcredito. Questa differenza può essere colta, per esempio, confrontandolo con il reddito minimo d'inserimento, anch’esso adottato dalla Regione Lazio, che persegue il suo fine sociale con l'erogazione di trasferimenti monetari (condizionati all'impegno del beneficiario in attività a lui in vario modo necessarie). Mentre il reddito minimo di inserimento è incentrato sul processo di riqualificazione del beneficiario stesso, non immediatamente traducibile in termini monetari, il microcredito si concentra sul risultato, quantificabile nell'aumento del reddito. Per la loro stessa natura, questi due strumenti sono rivolti a due categorie di destinatari sensibilmente differenti. 

Il criterio-chiave dell'economicità. Conclusioni

Si nota allora, ripercorrendo le citate modifiche legislative, come da un'iniziale concezione "ibrida",  in cui ancora è presente un’inclinazione assistenzialista - si noti in particolare l'originario elenco dei destinatari - si è passati col tempo ad una formulazione più fedele all'idea originale di microcredito. Gli attuali beneficiari sono elencati all’art. 3 dell'Avviso Pubblico del 2009 per la concessione dei prestiti:

ASSE  A: microimprese  costituende  o  costituite  (cooperative,  società  di  persone  e  ditte  individuali) ad elevato rischio finanziario che abbiano una oggettiva difficoltà di accesso al credito ordinario. 

ASSE B: persone fisiche che presentino evidenti difficoltà di accesso al credito bancario ordinario capaci di produrre reddito. 

ASSE C: persone sottoposte ad esecuzione penale, intra o extra muraria, ex detenuti, da non più di 24 mesi, nonché conviventi, familiari e non, di detenuti. 

La situazione di povertà, difficoltà ed esclusione resta condizionata al rispetto, da parte delle persone fisiche e giuridiche che vogliano valersi del microcredito, di certi criteri di economicità. Come specifica infatti l’Avviso, sono escluse le società di capitali, e le società e persone che non presentino reali difficoltà nell'accesso al credito, oppure siano nell'impossibilità di produrre reddito e quindi restituire il prestito ricevuto. In questo contesto viene meno anche l'inclusione, fra i beneficiari, di tutte le organizzazioni impegnate nel sociale in quanto tali. Scopo del fondo è «far sì che persone che si trovano temporaneamente in difficoltà economica riescano ad affrancarsi dallo status di “assistito”» , ed è quindi qualcosa di affatto diverso dall'assistenza sociale. 

Per questo, il Fondo ritiene «auspicabile che il microcredito, e la microfinanza in genere, non rimangano gli unici strumenti esistenti per sconfiggere il problema della povertà largamente diffusa nel territorio regionale», concependo forse questo strumento come subordinato, nella sua efficacia, alla vivacità dell'economia nel suo complesso, da ricercare per altre vie.