Zimbabwe, dagli errori agli orrori

Storia di un paese distrutto da Mugabe. MP intervista l’africanista Luigi Goglia

23.06.2008 - Luca Paccusse

 

Il 29 marzo in Zimbabwe si sono tenute elezioni politiche che hanno visto sfidarsi Robert Mugabe e il capo dell'opposizione, Morgan Tsvangirai. Nessuno dei due ha raggiunto il 50% dei voti, rendendo così inevitabile il ballottaggio, che si terrà il 27 giugno. Per il regime di Mugabe (al potere dal 1980), potrebbe avvicinarsi la conclusione.
MP ne ha discusso con il Prof. Luigi Goglia, docente di Storia e istituzioni dell'Africa presso l'Università Roma Tre, che nel dare un giudizio sui 28 anni di Mugabe è chiaro: "Si è trattata di un'alba di speranze con una continuazione negativa, innanzitutto per il suo popolo. Dove agli errori si sono sommati gli orrori, consapevolmente. Dove hanno prevalso l'esercizio e la conservazione del potere ad ogni costo. Mugabe è un dittatore sanguinario e uno statista incapace di governare un paese inserito economicamente nel contesto dell'Africa australe, con paesi vicini amici come il Sudafrica (primo importatore n.d.r.), con una popolazione non conflittuale, con una partenza economica positiva per uno stato che era appena divenuto indipendente".
Il Prof. Goglia si sofferma poi sulle recenti elezioni, che "sono state giudicate dagli osservatori del Commonwealth come elezioni pervase da un clima di violenza, di intimidazione, di ogni sorta di brogli, maggiormente evidenti nei centri periferici ma anche nella capitale Harare, dove le operazioni di voto sono andate avanti con una lentezza tale che la gente poteva aspettare anche tre o quattro giorni. Quindi una gran parte delle persone non è stata messa in condizioni di votare".


Lo Zimbabwe andrà al ballottaggio: potrebbe arrivare la sconfitta e la fine del regime di Mugabe. Questo cambiamento nel paese è dettato da motivazioni politiche o dai tanti problemi economici e sociali che sta affrontando lo Zimbabwe dal 2000?
Non si può separare il contesto politico da quella che è l'economia dello Zimbabwe. Il paese prima aveva una rigogliosa agricoltura che portava non solo l'autosufficienza nazionale ma anche l'esportazione di generi agricoli, di tabacco e di prodotti minerari. A questo si aggiungeva una grande affluenza turistica. Progressivamente tutto questo è crollato a causa di un problema economico e sociale che è stato visto e trattato esclusivamente come una questione politica: la conduzione della terra. E' un problema che poteva essere risolto gradualmente, non in modo demagogico e violento. Invece con l'espropriazione degli agrari bianchi Mugabe ha distrutto la gallina dalle uova d'oro. E' crollata la produzione agricola, per quanto si cerchi comunque di mantenerla per l'esportazione; c'è una povertà enorme che ha portato in questi anni circa 3 milioni e mezzo di persone ad emigrare in Sudafrica; i disoccupati sono l'80%; c'è un'iper-inflazione e un'emergenza Hiv che è tra le più gravi dell'Africa.


Quale futuro aspetta lo Zimbabwe se Mugabe dovesse essere sconfitto?
Molto dipenderà da come si svolgerà il processo di votazione e di computo dei voti, se ci saranno osservatori internazionali e come sarà l'atteggiamento del Sudafrica che è essenziale. Mi riesce difficile immaginare una sorta di governo futuro di condominio tra il partito di Mugabe e il partito di Tsvangirai, a meno che non si tratti di una fase transitoria che dovrebbe portare comunque ad una liquidazione del regime di Mugabe, magari con il suo esilio. Bisogna riavviare una pacificazione in modo che il paese si possa riprendere economicamente e possa avere fiducia nelle istituzioni.


Che ruolo ha la Cina, accusata di rifornire di armi il regime di Mugabe?
La Cina in Africa sta facendo una politica che riguarda esclusivamente gli interessi cinesi. La presenza cinese in Zimbabwe, come in altri paesi africani, è legata soprattutto al reperimento di materie prime e fonti di energia e all'esportazione dei propri know-how a prezzi competitivi e a condizioni competitive. A questo va aggiunta la garanzia di una posizione amichevole nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu di un membro permanente piuttosto autorevole. Inoltre c'è la volontà di esercitare un'influenza politica da parte di un grande paese che si va estendendo nel mondo. E' chiaramente una logica di tipo espansivo.