Le nuove sorelle del petrolio

Paesi emergenti, dollaro debole, potenza americana in crisi. Meltin’Pot ne ha parlato con Lucio Caracciolo

07.01.2008 - Luca Paccusse

 

La scena internazionale, come sappiamo, è fortemente influenzata dall'economia e in questi anni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione nel mercato del petrolio e del gas naturale.

Secondo Lucio Caracciolo, direttore di Limes, le cause di questi mutamenti sono principalmente due: "il declino della potenza americana e l'affermarsi di nuovi soggetti sia in campo energetico che in campo geopolitico". Entrambi hanno portato alla "crescita di una nuova forma di struttura del mercato energetico, non più incentrata sulle famose sette sorelle, ma sulle 'nuove sorelle del petrolio: le compagnie di stato dei grandi paesi produttori di energia, in particolare l'Arabia Saudita, la Russia, l'Iran, il Venezuela, la Cina".

Questi paesi detengono la gran parte delle riserve petrolifere del pianeta e ne controllano i tre quarti della produzione e della diffusione. Proprio per questo sono ormai divenute egemoni da questo punto di vista e impensieriscono non poco molti paesi occidentali. Basti pensare al potere di ricatto che ha la Russia di Putin sui paesi limitrofi e sull'Europa. Come afferma Caracciolo tutti questi Stati "hanno una grande potenza energetica, economica ma sempre più sono anche espressione di interessi geopolitici e di gruppi politici opposti all'America. O che hanno comunque interessi diversi dagli Usa, pur non essendo antiamericani".

 Uno di questi interessi, ad esempio, è legato alla valuta con cui scambiare petrolio. Il direttore di Limes spiega chiaramente il punto della questione: "Il fatto che il petrolio sia quotato in dollari, è già di per se' più che un fatto simbolico un fatto di potere. E' il risultato di un'egemonia in campo economico ma anche in campo specifico dell'energia. Questa egemonia si è basata sulla potenza americana ma ha avuto espressione anche nel dominio delle grandi compagnie petrolifere, le Ioc  (International Oil Company) che gestivano fino a non molti anni fa la gran parte delle riserve energetiche del pianeta". Ora che lo scettro di regine del petrolio è passato alle compagnie dei paesi che detengono le risorse energetiche, il rapporto di forza comincia a cambiare. Il dollaro debole, quindi, sta spingendo alcuni di questi paesi a cercare alternative più vantaggiose per scambiare il petrolio e altri ad approfittarne per dare un colpo in più alla potenza americana.

E' il caso dell'Iran di Ahmadinejad, che due anni fa annunciò l'apertura di una  borsa petrolifera sull'isoletta di Kish, in cui gli scambi sarebbero stati effettuati in euro. Al momento il progetto è rimasto tale e non sembra realizzabile in tempi brevi per via dell'attuale situazione internazionale. Senza contare che una sola borsa (oltretutto situata in un posto come l'Iran) forse non produrrebbe effetti così devastanti sull'economia Usa. Però se tutte le "nuove sorelle del petrolio" decidessero di diversificare le valute con le quali scambiano prodotti energetici forse "il paradigma dollaro-petrolio potrebbe essere messo in discussione ed entrerebbe in crisi tutto il sistema centrato sulla potenza del dollaro e quindi sulla potenza americana" conclude Caracciolo.

Come titolava la prima pagina dell'Independent di qualche settimana fa ("Il tramonto del dollaro, l'alba dell'euro" ), potremmo davvero trovarci all'inizio di una nuova era non più governata dal biglietto verde.