L'opera polimorfa di Cioni Carpi

L'urlo e la poesia del contemporaneo

09.01.2010 - Claudio Fora

 

L'uso della pellicola. Sperimentale radicalmente nel gioco del materiale e dell'effetto, in senso profondo. O la pellicola è impressa cinematograficamente, classicamente con bianco-neri lynchiani ante litteram, con torri alfabetiche che crollano e urli baconiani da una storia tragica in cui, comunque, si è; oppure animazione visionaria, splendente, simbolica e mistica con asterischi e palle di colore e cascate e muri allucinanti e poetici nella tenerezza di una storia delle forme e dei colori, o nel simbolismo del selvaggio e del divino di uccelli Maya. Poi i film a colori, in cui le metamorfosi continuano ad essere al centro dell'opera di questo artista apolide (Italia, Canada, Haiti,ecc.) e polimorfo (pittore,fotografo,cineasta,scrittore,saggista) che è Cioni Carpi. Le trasformazioni, l'inorganico dilagante e contaminante, il canto dell'assenza e del dolore delle morti, di tutte le guerre del mondo, l'immagine che invade, il teatro come base. Autore-attore dei suoi film, sempre fuori da ogni nomenclatura, tentando l'indipendenza sempre, le uniche influenze che assorbe sono quelle di una sensibilità contemporanea fuori dal comune, degli artisti più grandi del suo tempo, quindi; vicinanze con Bacon, coll'arte performativa, colla sperimentazione americana più veggente, Brackhage e gli altri. Cineasta artista che si sta riscoprendo in epoca d'intermedialità e di schegge multiformi e d'istantaneità. Eccone la lungimiranza, sensibilità e attualità. Da vedere vedere capire.