Recensione: Il quarto tipo

Forse รจ meglio non ricordare

29.01.2010 - Chiara Comerci

Titolo: Il quarto tipo
Regia: Olatunde Osunsanmi
Cast: Milla Jovovich, Will Patton, Hakim Kae Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti, Elisa Koteas
IMDB: 64/100
Voto: 50/100

 

“Sono l'attrice Milla Jovovich e in questo film interpreto la psicologa Abbey Tyler”. Strano inizio per un film. Ma Quarto tipo non è “solo” un film.
Il giovane regista Olatunde Osunsanmi ha voluto realizzare un docu-film con materiali video e audio anche “originali”, realizzati proprio dalla psicologa Abigail Tyler. Ma andiamo con ordine. Alaska, la dott.ssa Tyler, 2 figli piccoli, da poco vedova a causa di un misterioso assassinio avvenuto in casa, vive e lavora in Alaska. Alcuni pazienti manifestano un disturbo del sonno dalle caratteristiche straordinariamente simili. La dottoressa decide di indagare, anche attraverso registrazioni video, attraverso delle sedute di ipnosi. Di fronte alle sconcertanti reazioni dei pazienti, che ricordano quanto accaduto durante l’insonnia, il mistero si infittisce, di pari passo con il precipitare degli eventi: uno dei pazienti stermina la propria famiglia e poi si toglie la vita di fronte agli occhi della psicologa, e lo sceriffo – che non vede o non vuole vedere al di là del suo naso - fa pressioni su di lei perchè smetta di indagare, ritenendola responsabile di quanto accaduto. Ma una sera la dottoressa, durante la registrazione audio quotidiana del report sulle sue indagini, scivola nel sonno. Quanto viene inciso sul nastro durante la notte, invece del respiro regolare di chi è addormentato si fa invece colonna sonora di una scena di terrore: le urla della dottoressa, a malapena riconoscibili, furoiescono distorte dal registratore assieme a suoni indistinguibili emessi da un’altra presenza, fino all’affievolirsi dei suoni. Un rapimento. Il quarto tipo.
La dottoressa a questo punto vuole scappare assieme ai bambini, ma lo sceriffo mette sotto sorveglianza la sua abitazione. Non sembra quindi esserci scampo. La storia è conclusa dalla “vera” dottoressa Tyler, che accompagna con la sua narrazione tutto il film, in un’intervista del regista Olatunde Osunsanmi.
Un’ora e mezza che passa veloce ma che – forse proprio per la grande abbondanza di tremi trattati - non riesce ad essere convincente nonostante parli di fatti reali, sia supportata dalla “vera” dottoressa Tyler e si avvalga di registrazioni effettivamente realizzate nel corso di sedute con i pazienti. Le vicende sono sospese tra la finzione e la realtà, e spesso i fatti sono narrati senza sottolinearne giustamente l’importanza, senza andare in profondità nella psicologia dei personaggi come invece l’argomento richiederebbe. Mentre in alcuni casi la narrazione rasenta l’ingenuità (forse delle pecche attribuibili anche alla traduzione italiana), tutto l’insieme del film appare troppo incentrato sulla figura della dottoressa (una brava Milla Jovovich) e poco sulla vicenda: solo nei titoli di coda, che danno dei dati sulle sparizioni inspiegabili di numerose persone e accompagnati dalle testimonianze telefoniche di avvistamenti di UFO, ci rendiamo veramente conto di quanto il fenomeno sia diffuso negli USA e in particolare in Alaska.
Un thriller dalle ottime potenzialità o un documentario sensazionale. Non entrambi.