Sono tutti luoghi comuni

fino al 24 gennaio 2010

16.01.2010 - francesco anzelmo

foto di Enzo Maniccia  Una donna, un uomo e un gatto sono i personaggi dello spettacolo in scena al Teatro allo Scalo, "Sono tutti luoghi comuni". Lo spettatore è preso per mano, accompagnato per un'ora in un percorso periglioso di luoghi comuni, rischioso e scivolosamente ambiguo (quando lo spettacolo assolve ad una funzione catartica e quando è esso stesso un luogo comune!?). Infatti il testo di Aurelio Levante, che vede protagonisti Denny Mendez e Sandro Torello, non vuole fuggire cliché e stereotipi sul rapporto uomo-donna, ma gettarcisi a capofitto con piglio ironico e con una certa comicità, se pur non sempre brillante. Affrontare il cliché per dirimerlo, sembra e speriamo essere il fine dell'autore.

Simona, una donna in carriera (Denny Mendez) in tutto il suo splendore, Anacleto (Sandro Torella), un giovane lavoratore, con il sogno della poesia,  in tutta la sua goffaggine e infine chiude il trio il gatto, coscienza parlante dell'intera pièce (voce di Rocco Papaleo), questi elementi creano dialoghi e riflessioni sulla relazione possibile/impossibile uomo-donna. Lui e lei imbastiscono una prima carrellata di battute esplicitamente scontate, ovviamente contraddittorie esposte face to face al pubblico, da cui poi prenderà il via la commedia. Una appartamento in miniatura, stile casa delle bambole, accoglie i movimenti dei due protagonisti. Lei brillante e bellissima lavoratrice, integratissima cittadina metropolitana, lui giovane precario in cerca di un lavoro, qualsiasi lavoro,  è così che intrecceranno le loro vite: Anacleto diverrà domestica tuttofare presso Simona. Tutto è possibile nel libero gioco uomo-donna, l'uomo domestica, la donna in carriera, e se per fortuna è così ormai nella nostra società, non lo è in palcoscenico, dove questo ribaltamento vive l'inadeguatezza dei ruoli. Le distanze che dividono inizialmente i due si accorceranno fino a divenire inesistenti, il rapporto di lavoro si trasformerà facilmente (troppo facilmente) in altro, in un amore prevedibile; e i luoghi comuni che si volevano sfatare si riconfermeranno in una commedia romantica che cerca la sua dimensione, e la trova forse in un gioco d'ironia e comicità che rende lo spettacolo piacevolissimo.

La banalità  di alcuni argomenti volutamente portati in scena rende tutto più complicato, punto di forza e di squilibrio allo stesso tempo. Il banale è spesso interessante, ricco in superficie, ma qui spesso non si capisce quanto il testo di Levante sia consapevole di ciò, quanto padroneggi l'oggetto del suo spettacolo. La stessa comicità a volte troppo scontata, rischia di arenarsi, ma lo spettacolo scorre comunque e riesce a raggiungere in qualche modo il suo fine. La Mendez per la prima volta in una pièce a due, quindi come protagonista in una dimensione teatrale non corale, fa temere qualche calo di scena, Torella cavalca meglio il palcoscenico e tiene l'ironia e l'umorismo al livello sperato. Ma i due insieme funzionano benissimo e lo spettacolo ringrazia. La "voce felina" di Rocco Papaleo apre e chiude la scena, esilarante e perfettamente integrata è il vero personaggio aggiunto.

 

Teatro Allo Scalo via dei Reti 36 - Roma
Dal 12 al 24 gennaio 2010

Martedì/sabato h 21 - domenica h. 18

www.teatroalloscalo.it