Monumental Africa

fino al 31 gennaio 2010

16.01.2010 - Simone Di Tommaso

  Sulla scia della mostra inaugurata al Complesso del Vittoriano a novembre dedicata all'arte africana, la Galleria Emmeotto ospita, fino al prossimo 31 gennaio, una bella mostra intitolata "Monumental Africa". Entrambe costruite come antologie dell'arte prodotta in Africa nell'ultimo ventennio, le due rassegne si completano vicendevolmente. Lo dimostra la presenza di tre artisti in comune - Seni Camara, Gorge Lilanga, Richard Onyango - in un contesto che propone, sia al Vittoriano che nella galleria di via Margutta, i nomi di protagonisti dell'attuale scena artistica africana.

La mostra, curata da Enrico Mascelloni, illustra l'importanza della partecipazione italiana a quella esaltante avventura moderna che è stata la scoperta da parte dell'occidente della nuova arte africana. Scoperta sempre continua e direttamente sul campo, come testimoniato dal curatore il quale afferma che "ho personalmente commissionato molte delle opere presenti in mostra e largamente frequentato tutti gli artisti selezionati, tutti ad eccezione della misteriosa Amédékpémouléou".

Tra le opere selezionate da Mascelloni, quelle di Amédékpémouléou, artista ormai novantenne e difficile da raggiungere, sono le uniche di piccolo formato, prevalendo, per il resto, le grandi dimensioni e il carattere pubblico che giustificano il riferimento alla monumentalità presente nel titolo della mostra.

In assenza di un collezionismo locale legato ad un mercato dell'arte di tipo moderno, gli artisti africani operano come quelli della nostra tradizione rinascimentale, in cui il confine tra arte ed alto artigianato rimane labile.

L'interesse dei critici e del mercato occidentale è stato vissuto in Africa come l'arrivo di una nuova committenza che ha portato soldi, innovazioni tecniche ed idee.

La maggior parte degli artisti in mostra colpisce per il carattere di brillante mediazione tra stili e contenuti tradizionali e influenze dell'arte occidentale.

Tra le opere esposte meritano particolare attenzione "Untitled 1999" del tanzanese Lilanga, il più celebrato tra gli artisti contemporanei africani, "African Pope", uno dei capolavori dell'artista-sindacalista keniota Peter Wanjau, "Euridice", imponente tavola realizzata, alla fine degli anni '90, da Almighty God, "Bara Barile" del ghanese Paa Joe, opera molto particolare e affascinante che, come dice il titolo, è un grande barile di petrolio che al suo interno nasconde un sontuoso alloggio per defunti e infine le piccole sculture della senegalese Seni Camara.

Il comune denominatore delle opere in mostra sembra essere la propensione alla figurazione e alla narrazione della propria realtà, sia in termini di cruda o divertita rappresentazione dell'Africa contemporanea, spesso con finalità di denuncia sociale o ammonimento morale, sia in termini di rivisitazione di una cultura tradizionale ancora vivissima.

La mostra è veramente ben fatta: le opere esposte riescono nell'intento di far apprezzare a qualsiasi tipo di visitatore la bellezza, l'energia e i colori dell'affascinante arte africana e lo portano a volerne capire i significati più reconditi e nascosti. Le opere che più colpiscono sono sicuramente quelle di Lilanga (Untitled) e di Mikidadi Bush (Europe).

Con questa mostra, che segue quella su Matteo Peretti, la Galleria Emmeotto si distingue ancora una volta per l'originalità e il valore culturale delle esposizioni presentate.

 

Dal 3 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010

Galleria Emmeotto, via Margutta 8 - Roma

Orario: dal martedì al sabato dalle 11 alle 14 e dalle 15 alle 20; chiuso il lunedì e la domenica.

Ingresso libero

www.emmeotto.net