Eros e Thanatos al Teatro Greco

Il 21 Settembre si รจ svolta la rappresentazione dei corpi che danno voce ai sentimenti

27.09.2010 - Daniele Maurizi

Espressione corporea che interpreta ed incarna la poesia, gestualità che rappresenta, con eleganza e tormento, l'essenza e gli arcani dell'uomo. L'amore e la morte, l'incompiuto, il triangolo amoroso... Concetti senza tempo stigmatizzati in gesti sapienti. Il gesto non ha suono ma spesso si rivela l'unico modo per riuscire a esprimere quello che parole non ha, quello che giace talmente in fondo da essere indicibile.

Lo spettacolo è articolato in una triade di balletti, anticipata da una presentazione/prologo. All'interno di quest'ultima non solo viene presentato il curriculum del coreografo e regista Vincenzo Gentile ma viene anche reso esplicito il messaggio sotteso ad ogni singola sezione. Protagoniste della scena, dunque, non solo intriganti coreografie ma anche e soprattutto suggestione e cultura. Cultura che si mescola alla filosofia. Filosofia che si aggroviglia con l'esoterismo e che mostra la complessità di ogni gesto, di ogni scenografia.

L'incompiuto, primo balletto a tre, stigmatizza l'anelito dell'uomo a raggiungere una qualunque forma di compiutezza, di perfezione. Concetto classico, quello dell'incompiuto, che rimanda a temi quali la ricerca dell'equilibrio, la quête tipicamente ariostesca. All'uomo non è dato il compiuto perché egli stesso è incompiuto, il quasi completo che vive del suo stesso desiderio di perfezione, del suo rimpianto di infinito. Sul palco questo concetto di incompiuto viene espresso da una sequenza gestuale colta, studiata nei minimi particolari e finalizzata ad un forte impatto emotivo e comunicativo. Gesti simmetrici di tre ballerini, che evocano concetti di unione e sinergia, vengono infatti spezzati all'improvviso e questa recisione inaspettata dell'equilibrio indica la precarietà estrema dell'uomo, l'asimmetria connaturata al suo essere. L'aspirazione alla bellezza si condensa nei gesti eleganti di tre corpi che si sfiorano ed anelano alla comunicazione. La comunicazione si incarna nel gesto di due mani che si toccano, di due occhi che entrano in comunicazione come se li percorresse un impulso elettrico. Mani che si sfiorano, come a voler stabilire un contatto, ma che si staccano subito, disturbate da un evento esterno che altri non è se non il secondo ballerino. Numero tre, numero della perfezione, che riveste un ruolo fondamentale nelle dottrine esoteriche e nella simbologia cristiana... Numero tre, elemento di una coreografia che porta sul palco non solo movimento ma anche concetto, cultura, suggestioni mistiche.

Particolarmente efficace la coreografia "Legami", all'interno della quale la figura femminile danza con entrambi i polsi legati. Le altre estremità di quelle catene sono rispettivamente legate ai polsi di due uomini diversi. L'immagine iniziale condensa dunque tutto il fascino ed il dramma di un triangolo amoroso. Una donna divisa tra due amori che la rendono schiava, ma ai quali non sa proprio rinunciare, due uomini che spesso non vedono o preferiscono non vedere. Alla fine una di quelle catene diviene non più un legame d'amore ma di morte: la donna compie la sua scelta ed elimina dalla scena uno dei due uomini soffocandolo con la catena stessa che porta al braccio. L'amore che uccide, un legame che non lega più ma che soffoca.

Amore e morte. Topos di derivazione classica che diviene il centro della terza coreografia. Sul palco due coppie: una incarna l'amore tradito che porta alla morte violenta, l'altro l'amore fecondo che dona la vita. La prima storia mostra due anime che si trovano per caso o per destino all'interno del frastuono del mondo. Un tradimento, però, porta l'uomo ad uccidere la sua donna e a piangere amare lacrime di un dolore che lo redimerà. La seconda storia, invece, mostra la forza eternante dell'amore, che regala nuova vita al tempo che corre. Il senso dell'uomo è proprio questo: lasciare nel mondo un segno tangibile di sé stesso nei suoi figli, frecce lanciate incontro al futuro. Un mortale può diventare eterno solo in questo modo, amando talmente tanto da creare la vita. Non essendo più un uomo ma un Dio, un Demiurgo, un padre che guarda con le lacrime agli occhi sua figlia che balla e che incarna la vita che rinasce. Tra queste ipotesi di amore camminano, misteriose e intriganti, le parole del poeta Gibran: guardano i singoli amori e  stigmatizzano il messaggio silenzioso condensato nei passi di danza. Poesia e ballo si fondono dunque per mostrare la magia dell'arte, la sinergia di gesto e parola capace di donare barlumi di infinito, ipotesi di essere che donano all'uomo la leggerezza dei sogni.

La lettura e la messa in scena del regista sono di sicuro effetto e sono davvero ben riuscite. Così come lo sono le luci, la scenografia, le musiche, che compongono uno spettacolo che pur durando appena un'ora riesce a far commuovere e raggiungere le parti profonde di sé.

 

Most Immagini - Zion Dance Theatre Company

Regia e coreografie di Vincenzo Gentile

Assistente alle coreografie: Vanessa Carnevale

Immagini video: Tony Montechiesa.

Costumi: Alessandra Salaroli

Musiche: Fabrizio Pigliucci

 

Interpreti:

Thanatos: Gianpiero Giarri - Roberta Restuccia.

Eros: Roberto Frangione - Zaira Greifemberg.

Il Desiderio: Roland Tkaczyk.

La Vita: Michelle Resmi

Corpo di ballo: Vanessa Carnevale, Elisa Aquilani, Alessia Astro, Domenico Ramelli, Giuseppe Calabrese, Cialì Sposato.

 

Inizio spettacolo: Ore 21,00

Biglietti: €15,00 (intero) - €12,00 (ridotto CRAL) - €10,00 (ridotto studenti)

Info e prenotazioni: T. 06 8607513 - promozione@teatrogreco.it - www.teatrogreco.it 

Ufficio stampa: Veronica Rocco - T. 06 8608047 - F. 06 8608010 - info@teatrogreco.it