Se fossimo indigeni vivremmo 20 anni di meno

Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite fa luce sugli uomini che abbiamo cacciato nell’ombra

18.01.2010 - Mauro Annarumma

Sono 370 milioni gli indigeni nel mondo, distribuiti in circa 90 Paesi. Piccole comunità, allontanate spesso ai margini delle moderne società dal progresso che li fagocita e li rigurgita, incurante di tradizioni e culture diverse che non stanno al passo con i suoi tempi.
Il 5% degli uomini della terra, tanti sono gli indigeni nella torta della popolazione mondiale. Vivono in maggioranza in condizioni di estrema povertà, in zone rurali, anfratti boschivi, terre estreme che non rispettano i canoni ambientali per le città moderne. Una piccola percentuale, gli indigeni, ma più di un terzo dei 900 milioni di persone che lottano quotidianamente contro la fame.
Sono vittime di malattie già debellate da decenni nei Paesi che spesso ne hanno fatto cittadini a loro insaputa, di malnutrizione e povertà, una lotta impari che porta via loro fino a 20 anni di vita. A tanto è stata valutata infatti, dalle Nazioni Unite, la differenza di vita media tra gli indigeni e i non indigeni in Australia e Nepal. Va meglio in Canada, dove le comunità indigene hanno una aspettativa di vita inferiore di 17 anni rispetto ai non indigeni, in Guatemala, 13 anni, e Nuova Zelanda, 11 anni.
Il nuovo rapporto delle Nazioni Unite è stao presentato giovedì 14 gennaio a Rio de Janeiro, New York e molte altre capitali del mondo.
Proprio in Brasile, tra i Paesi che ancora nasconde forse piccole comunità di indigeni di cui non conosciamo l'esistenza, si è voluto porre l'accento sulla necessità di un impegno maggiore a livello locale e internazionale per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e culturali degli indigeni. La maggior parte delle comunià indigene sono, infatti, ancora escluse dalla vita politica ed economica dei Paesi di cui si sono trovati a far parte per vicissitudini storiche e geopolitiche di cui non sono stati protagonisti: povertà, analfabetismo, condizioni sanitarie gravissime, emarginazione sociale e politica, sfruttamento delle risorse dell'habitat ed espropriazione delle terre , soprusi, violenze,sono solo alcune delle piaghe che vessano questi uomini dimenticati. Talvolta, lo stesso governo nazionale stenta a riconoscere basilari diritti ai nativi.
Era il 1994 quando il mondo iniziò a camminare, idealmente, insieme agli indios del ventre verde del Messico, che hanno il colore della terra e una dignità da difendere. Un cammino che non è mai finito.