La crisi che diviene opportunità: riflessioni sul cambiamento del mercato agricolo.

L’aumento dei prezzi alimentari non può essere sottovalutato. La fame del mondo colpisce specialmente i più poveri, colpa anche delle diverse distorsioni presenti nel mercato. Occorre quindi una riflessione ponderata sulle soluzioni da proporre per a

24.06.2008 - Raffaele Saggio

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2008. Un anno fondamentale per l’economia globale, sotto molti aspetti. Attualmente sono due i fattori che inquietano più di ogni altra cosa il mondo economico: la crisi sui mercati finanziari e l’impennata dei prezzi alimentari.
Entrambe le crisi portano con sé effetti negativi sotto diversi aspetti ma con ogni probabilità la crescita dei prezzi di prima necessità appare, fra le due, quella più preoccupante. Innanzitutto è importante collegare questo aumento dei prezzi in un prospetto più ampio, che tenga conto anche dell’aumento del prezzo dell’energia e delle materie prime più in generale.
Sono molte le dinamiche economiche che collegano fra loro questi tipi di fenomeni, prima fra tutte la domanda in costante crescita da parte delle economie emergenti da collegare anche ad un dollaro particolarmente debole sui mercati valutari che non aiuta a ridurre le recenti spinte inflazionistiche.
I segnali per il futuro, quindi, non sono tra i più positivi tanto che molti, forse in maniera troppo grossolana, hanno additato spettri malthusiani sulla situazione attuale.
Come accennato in precedenza, la domanda di beni, come ad esempio per la carne, da parte di nazioni quali Cina, India, e altre economie emergenti, è in forte aumento con una offerta che però al tempo stesso appare ferma, colpa anche di fattori peculiari quali la recente siccità e misteriosi parassiti come quello che ha colpito i raccolti di riso in Vietnam.
Fattori simili hanno portato le riserve di cereali a raggiungere il livello più basso dal 1984; un indicatore molto importante, utile anche a sfatare il mito che la recente impennata dei prezzi sia da attribuire soprattutto a movimenti speculativi. Una caduta di riserve simile contraddice infatti questa tesi, dato che le riserve dovrebbero aumentare, e non diminuire, se i prezzi fossero al di sopra del loro equilibrio.
La domanda, tuttavia, rimane: I prezzi resteranno così alti?
La risposta è ancora una volta da cercare nelle dinamiche di domanda e offerta, dunque nel mercato nel suo complesso. Una caduta netta della domanda appare assai poco probabile (oltre che poco desiderabile dal punto di vista strettamente morale) così come una riduzione della pressione - il prezzo del petrolio ad esempio - che caratterizza questo mercato.
A meno di sorprese impreviste, i prezzi tenderanno ad essere alti.
Questo ci conduce al nocciolo della questione, ovvero alle scelte umanitarie, commerciali, politiche da compiere per arginare un problema di tale importanza.
E’ a tratti sorprendente notare come, nonostante la gravità del problema e la sua relativa ampiezza, ultimamente si torni a parlare sempre più spesso di protezionismo, sussidi e altri tipi di frizioni sul mercato internazionale, senza rendersi conto di quanto questi interventi non facciano altro che distorcere ancor più la struttura dell’economia agricola.
Occorre quindi soffermarsi con la dovuta attenzione sul problema, mostrare come i dazi praticati, sia sulle importazioni che esportazioni, producano effetto perversi, frammentando ancora di più il mercato. Basta osservare quello che avviene in India per beni come il riso dove l’offerta sul mercato mondiale viene volutamente tenuta bassa tramite particolari restrizioni da parte del governo nel tentativo di mantenere sotto controllo il prezzo all’interno del paese, indipendentemente da ciò che avviene nel resto del mondo.
Un maggiore coordinamento nelle politiche commerciale da solo non è tuttavia sufficiente: occorre, infatti, ragionare su un cambiamento serio e consistente nella struttura degli investimenti. E’ ingenuo pensare di poter migliorare la situazione senza sperimentare una ristrutturazione globale degli investimenti nel campo agricolo, liberandolo dalla moltitudine di sussidi che da molto tempo lo caratterizzano, con l’obiettivo specifico di migliorarne la produttività anche passando attraverso variabili tanto temuti oggi dall’opinione pubblica quali i cibi geneticamente modificati o il ricorso all’utilizzo dell’energia nucleare.
Trasformare la crisi dei prezzi dei beni alimentari in una opportunità per eliminare le distorsioni presenti sul mercato e avviare una nuova fase di profonda ristrutturazione: è questo l’obiettivo che le nazioni dovrebbero darsi.
Perché morire di fame non può essere una opzione tollerabile.