Intervista a Paolo Carnevale/2

09.12.2007 - Lorenzo Biondi

I Rappresentanti degli studenti hanno obiettato che, stando alla lettera del regolamento, solo la prima votazione, e non tutta l’elezione con i suoi quattro turni, dovrà svolgersi in quella “finestra” temporale. Il rischio è di sovrapporre l’elezione del Rettore con quelle di alcuni Presidi.
«È un problema reale. Questo testo nasce dal precedente, non è stato coniato ex-novo; quindi in commissione ci siamo portati dietro una serie di problemi più o meno irrisolti del vecchio testo. Ma abbiamo più dichiarazioni di autorevoli membri del Senato e dello stesso Direttore amministrativo che garantiscono che non vi sarà sovrapposizione dei due percorsi elettorali. Un Decano che operasse in modo diverso è un’ipotesi “scardinante”.»
Si può dire che c’è una garanzia sostanziale più che formale?
«Ci sono prese di posizione autorevoli di membri del Senato favorevoli alla modifica dello statuto per la rielezione del Rettore - a cui sono fermamente contrario - e del Direttore amministrativo che è una parte “terza”. Mi auguro che, nonstante la formulazione, la norma messa nel nuovo regolamento sia per la non sovrapposizione; che si arrivi all’elezione del Rettore entro il primo giugno e si inizi poi la procedura per le altre cariche monocratiche.»

Ci sono altri punti da tenere in considerazione?
«Alcuni di noi avevano espresso la preferenza che in caso della ricandidature del Rettore  uscente ci fosse un diverso termine per la presentazione delle altre candidature. Questo non ha avuto accoglienza, ma c’è la possibilità che i candidati possano ritirare la propria candidatura entro 24 ore da quando il Direttore amministrativo abbia trasmesso il quadro delle candidature, prima che questo venga reso pubblico.
«È importante anche il termine per la campagna elettorale: un termine che era strettissimo, sette giorni nella bozza originale, che abbiamo prolungato a venti giorni per il primo turno e quindici per il secondo turno nel caso del Rettore uscente plurimandatario che si ripresenti.»

Gli studenti non hanno accettato la mediazione. Pensa che questo abbia spaccato l’opposizione che si era formata sulla modifica dello statuto?
«Penso di no. Il discorso sul regolamento, che era una normativa necessaria per procedere alle elezioni, è diverso da quello sulla modifica di statuto, che nessuno ci imponeva e che è stato frutto di una libera scelta del senato accademico. Mi pare che la vera scelta qualificante fosse quella. Era una scelta politica, e su quell’opposizione ci siamo ritrovati individualmente: credo che lì si sia cementata una comune visione delle cose.»

Quindi questa mediazione su aspetti tecnici non muta la situazione “politica” attuale.
«La mediazione è avvenuta su richiesta di alcuni di noi - mia e del Preside Abrusci in particolare - e su alcuni punti che hanno trovato accoglienza. Registriamo il fatto che quella proposta è stata modificata secondo esigenze emerse da alcuni di noi in Senato accademico - e questo non può che far piacere - non registro un accordo come incontro fra parti contrapposte. Da questo non so immaginare, né voglio farlo, effetti ulteriori.»

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