La risposta russa alle sanzioni fa tremare l'Europa in recessione

Italia e Gran Bretagna tra le piĆ¹ penalizzate, si attendono misure urgenti della Commissione europea per evitare pesanti ripercussioni sul settore agroalimentare

19.08.2014 - Marco Albonico

La terza fase di sanzioni contro la Russia varata dall'Unione Europea a fine luglio, per le ingerenze nel conflitto civile ucraino, ha colpito i settori bancario e militare russi, oltre che quello delle estrazioni di petrolio, suscitando una dura reazione da parte del Cremlino. Come ritorsione, il Premier Medvedev ha annunciato, infatti, un embargo della durata di un anno sulle importazioni di carne, pesce, prodotti caseari, frutta e verdura provenienti da Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Australia e Norvegia.

E' già allarme in diversi Paesi dell'Unione Europea. In Gran Bretagna, ad esempio, diverse aziende hanno espresso preoccupazione per l'embargo russo. Il Presidente di Lunar, leader inglese del mercato ittico, ha affermato che l'embargo avrà gravi conseguenze per il suo business. Il Direttore dell'azienda Belton Cheese ha annunciato che, a causa dell'embargo, hanno già dovuto cancellare un ordine del valore di 30.000 sterline. Pare che non sarà risparmiata neppure la catena di supermercati Marks and Spencer.

In Italia, le conseguenze sembrano addirittura peggiori. Secondo Coldiretti, l'embargo russo costerebbe 100 milioni di euro all'economia italiana. Come sottolineato da Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia, "se davvero l'embargo dovesse durare un intero anno il contraccolpo per la nostra economia sarebbe durissimo. Superiore ai cento milioni di euro." Si salvano solamente vino, alcolici e bevande, in quanto non facenti parti dei prodotti soggetti all'embargo sul settore agroalimentare.

 

Ad essere penalizzate maggiormente sono le eccellenze del settore agroalimentare italiano tra cui spiccano il Grana Padano - il cui valore dell'export verso Mosca ammonta ad un totale di 16 milioni di euro circa l'anno - ed il Prosciutto di Parma, per cui la Russia rappresenta un mercato di sbocco importante e in costante crescita. Come ha affermato Paolo Tanara, Presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, "pur non essendo ancora un grande mercato di sbocco per noi, con 25.000 Prosciutti di Parma spediti nel 2013 per un fatturato di oltre 2,5 milioni, la Russia è comunque il Paese con maggiori prospettive di tutti i Brics."

Di fronte alla preoccupazione di diversi imprenditori e aziende, i regolatori della UE si sono riuniti l'11 agosto per analizzare l'impatto dell'embargo russo sui prodotti del settore agroalimentare. Il Commissario europeo per l'agricoltura, Dacian Ciolos, ha  creato lunedì scorso una task force il cui obiettivo è quello di identificare mercati alternativi, in modo da limitare le conseguenze sui produttori europei. Ciolos si dice tuttavia ottimista, in quanto ritiene che il settore agroalimentare europeo potrà facilmente trovare "nuovi mercati in alternativa alle esportazioni verso la Russia per un totale di 11 miliardi di euro, circa il 10% di tutte le vendite agricole fuori dal blocco." Tra questi mercati ci sarebbero la regione asiatica, il Medio Oriente ed il Nord Africa.

Un'azione a livello europeo è necessaria quanto dovuta poiché la difficoltà in cui si trova il settore agroalimentare europeo è una conseguenza diretta delle sanzioni dell'UE contro la Russia. Come ha correttamente suggerito Andrae Rupprechter, ministro austriaco per l'agricoltura, "i leader europei hanno introdotto sanzioni pesanti contro la Russia, che rispettiamo, ma dobbiamo anche rispettare le conseguenze e non piantare in asso coloro che ne sopportano il peso." In questo contesto è auspicabile lo sblocco di 400 milioni di euro come fondo di compensazione previsto dalla Politica Agricola Comune (PAC), anche alla luce della triste congiuntura economica di diversi Paesi UE tra cui l'Italia, recentemente ripiombata nella recessione, data la contrazione del PIL nei primi due trimestri del 2014.