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Recensione Musica: Afterhours - I Milanesi Ammazzano Il Sabato

“I Milanesi Ammazzano il Sabato” non da punti d’appiglio, non ti fa aggrappare a nessuna canzone, non ha nessun picco. E’ un album collettivo e come tale va ascoltato. Ma come tale potrebbe essere anche non digerito.

03.06.2008 - Edoardo Iervolino



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Titolo: I Milanesi Ammazzano Il Sabato
Artista: Afterhours
Etichetta: Universal
Anno d'uscita: 2008
Genere: Rock
Voto: 6,5/10

Ascolto, identificazione, riconoscimento soggettivo, costanza, memorizzazione: sono queste le tappe che ogni ascoltatore deve percorrere per amare un album. Per l’ascolto non credo debba dare ulteriori spiegazioni. L’identificazione, invece, è la fase saliente dell’iter: ciò che si ascolta deve essere riconoscibile, se possibile catalogabile. L’inconfondibilità è una delle qualità indispensabili per il successo: Hendrix era la sua chitarra, i Led Zeppelin erano quelli “esoterici” con un batterista della madonna, i King Crimson quelli schizofrenici e i Rage Against the Machine quelli cattivi e crossover (ovviamente le mie affermazioni sono terribilmente riduttive). Gli Afterhours sono tali, e tali rimarranno sempre, perché la voce di Agnelli è unica nel panorama italiano. E Manuel, essendo la miglior voce rock che abbiamo in Italia, anche se fa un passo falso cade sempre in piedi e con lui il suo gruppo. Il riconoscimento soggettivo è il passaggio in cui i nostri gusti entrano in azione: che emozioni reca? Ci cattura l’attenzione, siamo ricettivi di ogni nota? Ci piace questo album? Per questo “I Milanesi Ammazzano il Sabato” abbiamo avuto parecchie incertezze prima di deciderci. L’album è originale, ha suoni che gli After non avevano mai utilizzato prima (basta ascoltare il singolo “E’ Solo Febbre” per capire cosa intendo), ma ha testi meno intensi e intimi. Ha canzoni con valore aggiunto (“Tarantella all’Inazione”, “E’ Solo Febbre”, “Pochi Istanti nella Lavatrice”, “Orchi e Streghe sono Soli”), ne ha altre davvero incompiute (“Riprendere Berlino”, “Tema: la mia Città”), altre ancora che ci lasciano disarmate, o per il testo davvero sciocco (“E’ Dura Essere Silvan”) o per essere musicalmente mal pensate (“Naufragio sull’Isola del Tesoro”). Risultato: ci piace ma non ci convince. E’ un album di transizione, come fu “Non è per Sempre” anni addietro, con influenze più noise rispetto a “Ballate per Piccole Iene” e un’attitudine molto più rock rispetto a “Quello che non c’è”, perdendo però quella magnifica intimità presente in tutti e due i precedenti album. Manuel è diventato padre, ha messo su qualche chilo, è adulto: ma il periodo di riflessione artistica, momento in cui ogni artista mette la propria vita in parole, è finito troppo presto. Le liriche sono un gradino sotto anche l’ormai lontano “Germi”, lavoro che è tutto tranne che una raccolta di poesie. Detto ciò capite da soli che la costanza nell’ascolto, quarta fase, è molto difficile da riprodurre: se un album non convince è impossibile ascoltarlo con frequenza tale da stamparlo bene in testa. E siamo all’ultima tappa: la memorizzazione. Come memorizzare un album che non convince e che non segue mai, in nessuna canzone, la struttura tradizionale strofa-ritornello-bridge-strofa? Molto complesso in effetti. “I Milanesi Ammazzano il Sabato” è originale anche in questo: non da punti d’appiglio, non ti fa aggrappare a nessuna canzone, non ha nessun picco. E’ un album collettivo e come tale va ascoltato. Ma come tale potrebbe essere anche non digerito. E quel piatto che campeggia in copertina rimarrà indigesto a molti ascoltatori, fan compresi. Non rimaniamo mai a bocca aperta, non ci emozioniamo più di tanto, non riusciamo a sentire la realtà raccontata da Agnelli nostra come un tempo. Promosso ma ci aspettavamo molto di più.

E' Solo Febbre

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