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Live Report: Ulver @ Teatro Rasi

+ VOID OV VOICES, Ravenna 19/02/2010

23.02.2010 - Damiano Rizzo



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La notizia risuona ancora nell'aria: primo tour europeo in 17 anni di onorata carriera per i norvegesi Ulver. Due date in Italia: Torino, Teatro Espace e Ravenna, Teatro Rasi. Da sogno proibito a fulgida realtà. Presenza obbligatoria.
Il pubblico accorso a Ravenna è numeroso (biglietti esauriti in prevendita) ed eterogeneo. Uno special guest d'eccezione apre le date del tour europeo: Void Ov Voices, monicker sotto al quale si nasconde la figura di Attila Csihar (Mayhem, Sunn O))), Plasma Pool ecc.), presentatosi sul palco con un set ridotto all'osso: microfono, loop machine ed effettistica varia, tunica e candele soffuse. Il tutto adagiato su di un banco posto al centro del palco. Quando cala il sipario e Attila comincia le sue "preghiere", la suggestiva cornice del Teatro Rasi si tramuta in dimora per messe nere. Il range tonale di Csihar è vastissimo, e in grado di toccare corde sonore difficilmente raggiungibili. Throat singing tibetano, sospiri, urla riverberate si fondono in un tutt'uno. Vocalismi d'avanguardia. Un mantra ipnotico-ritualistico a volte difficile da digerire, eppure così ottenebrante per i sensi, da traviare in masochistico piacere l'ascolto dall'ennesimo ossessivo loop vocale. E quando il tutto sta per esplodere, in un crescendo apocalittico, il silenzio s'impone. Il più grande errore è stato applaudire e rompere quel silenzio. Lasciare che gli scrosci degli applausi prendessero il posto del vuoto. Imperdonabile. La naturale prosecuzione della performance di Void Ov Voices era il nulla. Davvero suggestivo.
Un rapido cambio di palco ed ecco sbucare Garm & Co. in formazione allargata a 6 elementi, tra i quali spicca l'abile polistrumentista inglese Daniel O'Sullivan, ormai membro aggiunto della band.
L'intero concerto dei lupi è incentrato sulle sonorità maggiormente elettroniche degli ultimi album, quindi nessuna rivisitazione, ahimè, folk e / o black metal.  L'opener è affidata ad "Eos", tratta da "Shadows Of The Sun". Ed è subito magia. I suoni sono nitidi, la band è affiatata, e l'ugola di Rygg vacilla raramente (solo in "For The Love Of The God"). Si fa fatica a crederlo, ma una "In The Red", complessa come si ritrova, dal vivo sprigiona tutta la sua attitudine progressive pur non perdendo un'oncia di pulizia sonora. "Little Blue Bird" e "Rock Massif" disorientano, con delle orchestrazioni studiate fino al minimo dettaglio, creando un incredibile maelstrom rock epico. Lo stesso dicasi per "Operator". "Funebre" è invece una sinistra ballad nera come la pece, in grado di esaltare le prestazioni vocali di Garm, mentre "Hallways Of Always"  è il climax assoluto del concerto. Come su disco, una composizione trip-hop oscura e del tutto unica, con un giro ed una progressione di piano da brividi.
Il live set degli Ulver sembra quasi concepito come una colonna sonora in funzione delle splendide visual proiettate alle loro spalle. Si azzerano quindi le pause tra un pezzo e l'altro, e si presta massima attenzione alla fusione tra video e musica, con il rischio di venirne definitivamente rapiti. In chiusura la doppietta "Like Music" - "Not Saved", ovvero il riflesso della poesia sonora Ulveriana. L'atmosfera si fa incredibilmente rarefatta, il piano ripete ripetutamente tre accordi e le luci avvolgono le pareti ed il soffitto del teatro di un idilliaco color ambrato. Il pathos e il sentimento rimpiazzano i suoni. Gli occhi brillano fino all'ultimo istante. Sul fondo una scritta: "Ulver, the rest is silence".
Applausi meritati, e continui, per 10 minuti. Giusto il tempo per realizzare e riordinare le idee: un'esperienza totalizzante sotto ogni aspetto.

 

SCREEN TRATTO DA UNA FOTO DI FRANCESCO COMELLINI

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