Recensione: Mogwai - Hardore Will Never Die but You Wil
06.03.2011 - Matteo Chiocchi
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| Titolo: | Hardcore Will Never Die but You Will |
|---|---|
| Artista: | Mogwai |
| Etichetta: | Rock Action |
| Anno di uscita: | 2011 |
| Genere: | Indie rock, post rock |
| Voto: | 6,5 |
Un “rumore bianco” rarefatto soffuso, apre quasi sottovoce, lentamente, anche con un po’ di lieve ed immotivato imbarazzo la nuova release dell’apprezzata band di Glasgow. Pochi attimi di rugiada mattutina e le intenzioni dei nostri cinque musicisti scozzesi sono già chiare e limpide; fare ciò che han sempre fatto, alla loro maniera e con il loro inconfondibile e raffinato stile. Uno stile divenuto talmente personale e particolare che ora dopo otto full lenghts un live e svariati altri ep inizia poco alla volta a ricercare la via futura per se stesso e per la matrice identitaria sonora del gruppo. Che la si cerchi dentro gli occhi di un falco che si appresta ad ululare o nei meandri labirintici di una metropoli del terzo millennio poco importa, la nuova identità degli scozzesi non è più quella che traspariva dai vagiti iniziali di “Come on Die young” e di “Rock Action”. Essa è un divenire in divenire e spazia nelle influenze, ricercando se stessa nelle composizioni moderne dell’indy rock, dell’alternative, strizzando l’occhio perché no, anche a qualche vecchio spunto classico e datato riproposto ultimamente anche da qualche dinosauro per l’occasione riesumato dalla naftalina dei musei. Dire quindi come sono “Hardcore Will Never Die But You Will” e le dieci tracce che lo compongono non è proprio impresa semplice, poiché se alcuni vi troveranno sempre i soliti trasognati Mogwai, rischiando d’iniziare a considerarli ripetitivi autoreferenziali e tremendamente soporiferi, altri vedranno in questa nuova fatica dei compaesani di Highlander un piccolo bivio sonoro dal futuro incerto e dall’identità sfocata, singhiozzante, che può far loro sperare per il bene, il meglio, il male o il peggio.
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