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Alberto Donatelli - Bianconiglio Rock
Alberto Donatelli è un artista indipendente. Un cantautore romano che esordisce nel 2001 nel panorama musicale capitolino e che sfugge alle tipiche formule di produzione musicale. Per proporne di nuove ed originali. Eludendo contratti con etichette discografiche gestisce abilmente i propri lavori. Produce e promuove in maniera indipendente e l’esperimento pare funzionare. L’universo commerciale e parallelo di Donatelli è costellato di bizzarre idee per caratterizzare la sua attività. Uno sfrontato bivio ci appare nella homepage di Rockitaliano.it (Distribuzione Discografica Indie),la sua etichetta. Siamo invitati a scegliere tra una pillola rossa, restare nel paese delle meraviglie e addentrarci nella tana del bianconiglio rock per godere di musica di qualità perché indipendente quindi priva di vincoli di sorta ed espressivamente libera. Ed entrare nel portale personale dell’autore. Altrimenti si può optare per la pillola azzurra, sinonimo di musica corrotta dal mercato e dall’attenzione posta unicamente ai profitti dell’arte, di qualità appiattita dalle radio popolari. Il singolo di esordio invece, del 2001, dal titolo “ Gli occhi di Alessia Merz” è corredato del numero di telefono di Donatelli, ancora oggi attivo. Nell’album del 2006 è contenuto un brano che viene censurato, intitolato “Io mi drogo spesso” .Il secondo album invece, sempre autoprodotto, prevede che ogni copia di questo nuovo prototipo di cd sia personalizzata . Un attacco alle major a colpi di trovate commerciali che gli garantiscono anche un tour in Italia ma che al contempo lo costringono a giocare carte della stessa natura di quelle implicitamente criticate e che non sono necessariamente una garanzia di qualità.
Sia i testi che le musiche sono opera unica del cantautore che a volte si lascia distrarre nella scrittura dei testi per curare con più dedizione gli arrangiamenti. Il suo ROCKificio, la band, è armata della chitarra di Roberto Franzò, del basso di Duccio Grizi e della batteria di Francesco De Chicchis che sembrano essere una famiglia artistica affiatata e consolidata. Vasco Rossi e Ligabue aprono le fila dei più amati ispiratori che ne condizionano fortemente la vocalità quasi senza lasciare spazio ad una identità propria, mentre seguono gli U2 e i Goo Goo Dolls.
I lavori del cantautore indipendente sono pregni di citazioni e riferimenti. Il titolo dell’ultimo album “Un arcobaleno di profilo” è una citazione di Bruno Munari, il poliedrico artista e designer. Nel cuore del booklet del cd compare la frase per intero “Ho cercato di comunicare quello che gli altri non vedono: ad esempio un arcobaleno di profilo”. Un inno alla capacità comunicativa dell’arte impugnato come un arma da un artista che si sente libero di provocare attraverso i suoi testi, di scoperchiare il vaso di Pandora dell’intimità di una generazione intera. O ancora Orwell – per avermi fatto ricordato e fatto riflettere adeguatamente sul fatto che “…nel tempo dell’inganno universale…dire la verità…è un atto rivoluzionario” – a cui Donatelli aggiunge “prendersi la colpa è un evento straordinario”. C’è aria di rivoluzione quindi ma anche una nota di pessimismo recuperata da un passo dell’Ecclesiaste, il testo biblico. Il succo della questione è che “c’è un tempo per ogni cosa…un tempo per abbracciarsi e un tempo per sciogliersi dall’abbraccio”. Il brano Sangue è invece dedicato ai bambini della Cambogia, Vietnam e Laos sfruttati come schiavi dai grandi brand delle multinazionali nella fabbricazione di vestiti. Donatelli svela senza remore tutti i suoi percorsi che si snodano tra testi sacri e autori letterari per costruirvi sopra un telaio di passioni rabbiose e amare di chi sa assaggiare la vita in tutte le sue salse, quella dell’amore compresa. Alla sua “principessa” Claudia è dedicato il brano omonimo, forse il più spensierato di tutto l’album.
VOTO: 6
Tracklist:
- Rock On
- Dire la verità
- Piove Odio
- Non avevo bisogno
- Siccome sei
- Quello che mi pare
- Claudia
- Ti hanno detto (oh yeah!)
- Sangue
- E’ tutto qui
- Un altro emisfero
- Credo che
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