Processi a Berlusconi: secondo tempo
24.02.2011 - Gaetano Massimo Macrì
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Dopo il pronunciamento della Consulta, i processi che vedono imputato il premier devono riprendere come da tabella di marcia. C'è uno scadenzario fitto di date: 28 febbraio processo Mediaset (diritti TV); 5 marzo processo Mediatrade (dove Berlusconi è imputato per reati fiscali); 11 marzo processo Mills (corruzione di testimone). E infine il 6 aprile, la data, almeno mediaticamente e forse non solo, più attesa: il caso Ruby. Quello che preoccupa di più, in fondo, poiché gli altri probabilmente avranno vita breve per le prescrizioni (per il caso Mills è fissata il 13 gennaio 2012).
Strategie 1. Quali sono le strade che cercherà di seguire Berlusconi in quello che sembrerebbe essere un calvario giudiziario? Soffermiamoci sul caso più pesante, come dicevamo. Le accuse sono gravi (prostituzione minorile e concussione). Il collegio difensivo del premier vorrebbe sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, il cui risultato finale sarebbe quello di spostare il processo dal tribunale di Milano al tribunale dei ministri. E per questo ha bisogno dei numeri nell'ufficio di presidenza della Camera. Questi numeri ancora non sono sufficientemente garanti. Ma le continue defezioni da Fli, l'aumento dei "volontari" (nelle cui fila potrebbero passare, per favore, membri del Pdl) lasciano a Berlusconi ben più che uno spiraglio di luce. Anche perché, superato quest'ostacolo, il secondo passaggio si affronterebbe in aula alla Camera e qui si sa, il voto segreto metterebbe la maggioranza favorevole in cassaforte.
In ogni caso dalla Consulta giunge una "voce autorevole" secondo cui se l'intenzione di Berlusconi è di passare da un tribunale all'altro, la Corte Costituzionale potrebbe bocciare la richiesta senza neppure entrare nel merito, perché «inammissibile». Dunque è bene studiare anche altre mosse, anche perché per il momento non è bene impelagarsi in un botta e risposta di uffici stampa (Capezzone aveva già chiesto una secca smentita circa quella "voce autorevole" al presidente della Corte De Siervo). Come dire che è meglio non agitare troppo le acque attorno alla Consulta: non si sa mai.
Strategie 2. Quindi ecco un'alternativa. A tirarla fuori con troppa disinvoltura forse, è l'On. Maurizio Paniz (Pdl). Cosa sostiene? Tanto la Procura di Milano quanto il Gip che ha poi emesso il decreto del giudizio immediato, avrebbero prima dovuto comunicarlo agli uffici della Camera, per non contravvenire così al disposto dell'art. 96 Cost. (Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale) Il deputato e avvocato del Pdl ne è convinto tanto più che a suo favore cita il "caso Matteoli" in cui la Corte Costituzionale riconobbe proprio quest'obbligo al tribunale dei ministri. Si tratterebbe dunque di estendere quell''interpretazione anche per il tribunale ordinario di Milano. La via non sembra scontata, anzi. Un conflitto di attribuzione richiede mediamente un anno di tempo e soprattutto non sospende i tempi del processo. E come ha sempre sostenuto la "voce autorevole": «È la magistratura che decide le questioni di giurisdizione, non la Corte costituzionale». Perché questa perdita di tempo dunque? C'è un'altra strategia più plausibile nel collegio di difensori del Premier? Si naviga nel buio? O si sta cercando di prendere tempo in attesa di capire ancora la mossa migliore?
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