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Libertà di Stampa: Italia scende al 61° posto

Reporters Sans Frontieres stila la classifica del 2011

26.01.2012 - Redazione



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E' 'repressione' la parola chiave dell'ultimo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo redatto da Reporters Sans Frontieres e pubblicato il 25 gennaio scorso.  Se il 2011 è stato l'anno delle rivolte arabe e di un passo avanti verso la democrazia, solo la Tunisia ha però goduto di un miglioramento in termini di libertà di informazione; negli altri paesi, così come in Egitto, si sono registrate molte violenze contro i giornalisti a causa dell'instabilità delle situazioni politiche e del perdurare del controllo dei media.

Agli ultimi posti della classifica assoluta si riconfermano dittature assolute come Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord, preceduti da altri regimi repressivi come Siria, Iran, Cina, Bahrain e Vietnam.

Stabili alle prime posizioni Finlandia e Norvegia, mentre colpisce la scalata della Nigeria (29° posto), salita di 75 posizioni in un anno grazie a una transazione politica di successo.

L'Italia, che porta ancora i segni del vecchio governo, si aggiudica tristemente la 61° posizione e, con un balzo all'indietro di oltre 10 gradini (49° nel 2010 e nel 2009, 44° nel 2008, 35° nel 2007), si distacca notevolmente dagli altri paesi europei.

Cartellino giallo anche per gli Stati Uniti (47°), che scendono di 27 posizioni a causa dei numerosi arresti di giornalisti durante le proteste del movimento "Occupy Wall Street".

In America Latina, il Brasile (99°) registra il maggior peggioramento (- 41 posizioni) a causa di un elevato livello di violenza e insicurezza, sfociato nelle tragiche morti di tre giornalisti e blogger. La Russia conferma la sua pessima posizione (142°), di 11 posti sotto l'India e appena sopra la Bielorussia (168).

CLASSIFICA INTEGRALE (179 paesi)

METODOLOGIA - Per poter stilare la classifica, che tiene conto degli avvenimenti accaduti tra il 1 Dicembre 2010 e il 30 Novembre 2011, Reporters Sans Frontières ha realizzato un questionario rappresentante i principale criteri, 44 in totale, che permette di valutare la situazione in un dato paese. Tale questionario raccoglie l'insieme delle violazioni nei confronti di giornalisti o cyberdissidenti (uccisioni, incarcerazioni, aggressioni, minacce ecc) o contro i mezzi di informazione (censure, blocchi, perquisizioni, pressioni ecc). Testimonia il grado di impunità cui beneficiano gli autori di tali violazioni nei confronti della libertà di informazione.

Allo stesso modo, misura l'autocensura esistente in ciascun paese e valuta la capacità di critica e di investigazione della stampa. Le pressioni economiche, sempre più numerose, sono rilevate e inserite nel voto finale.

Questo questionario tiene conto del quadro giuridico che regola il settore dei media (sanzioni per reati d'informazione, monopoli di Stato in determinati settori, regolamentazione dei mezzi di informazione ecc) e il livello di indipendenza dei media pubblici. Include altresì le violazioni nei confronti della libertà di informazione su Internet.

Reporter senza frontiere non ha solamente tenuto conto degli abusi da parte dello Stato ma anche di quelli perpetrati dalle forze armate, dalle organizzazioni clandestine o da gruppi di pressione.

Il questionario è stato inviato alle organizzazioni che collaborano con Reporter senza frontiere (18 associazioni che si occupano di difesa della libertà di stampa e informazione sparse sui 5 continenti), alla sua rete di 150 corrispondenti, a giornalisti, ricercatori, avvocati o militanti difensori dei diritti dell'uomo. Una scala stabilita da Reporter senza frontiere ha poi consentito di attribuire un punteggio a ciascun questionario.

I 179 paesi classificati sono quelli per i quali Reporter senza frontiere ha ricevuto questionari compilati da fonti differenti. Altri non figurando per mancanza di informazioni affidabili e riscontrabili. In caso uguale punteggio tra diversi paesi, prevale l'ordine alfabetico.

www.rsfitalia.org 

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