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“Sgomberiamoli! “ Giornalismo & Immigrazione si incontrano all’Agorà

Seminario alla Scuola del sociale su come evitare stereotipi,pregiudizi e discriminazioni attraverso l’uso delle parole

22.04.2012 - Chiara Lanucara



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Sono le 8:00 di mattina di mercoledì 18 aprile e mi trovo nel cuore di Testaccio, il clima è vivace nonostante l'orario e le menti sembrano già carburare e vivere il dibattito tanto atteso. La Scuola del Sociale della Provincia di Roma, istituita presso le nuove sedi di Porta Futuro, ci accoglie in modo famigliare; ritrovo volti conosciuti che si mescolano a giornalisti esordienti e militanti e a giovani studenti di comunicazione provenienti dagli atenei romani. "Sgomberiamoli" è un titolo, una provocazione,un volto ironico e un po' cinico di un incontro/ scontro tra le leggi mediatiche e giornalistiche e la dura e stanca realtà dell'integrazione. La sala è gremita e alle mie spalle ho modo di intuire piccoli e prematuri confronti, concime di un botta e risposta già in fermento. L'occasione richiede attenzione ed energia, sono importanti i nomi e le rappresentanze che si associano alla formazione del dibattito, penso già intimamente che i mediatori non avranno vita facile. Riferimento formale sarà la Carta di Roma, protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti in continuo aggiornamento. "Non ci resta che iniziare" afferma con compostezza Giulio Marcon della Scuola Agorà del Sociale, che nasce quattro anni fa con l'intento di raccontare il sociale a Roma. Primo nodo è la funzione sociale del giornalista in proposito della quale intervengono Enzo Iacopino e Paolo Butturini, Presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti il primo e Segretario dell'Associazione Stampa Romana l'ultimo; "il giornalista deve recuperare il rapporto con i suoi cittadini" poiché nel definirli GENTE può creare il primo stereotipo base di un pregiudizio e fonte di discriminazione. Penso subito che il tanto "non voluto" razzismo non nasca necessariamente dalla convivenza fra culture diverse. Gli organi che patrocinano questo evento sono collaudati e impegnati nella lotta alle discriminazioni ed iniquità sociali e portano il nome di UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Redattore Sociale che propone in diretta web l'incontro e poi l'IDOS (Centro Studi e Ricerche Immigrazione Dossier Statistico) e infine l'Associazione Stampa Romana. Il seminario di formazione continua con la mediazione di Franco Pittau (IDOS) in merito alle linee guida della Carta di Roma da alcuni contrastata per la sua mera formalità (12 Carte deontologiche non saranno troppe?) da altri apprezzata e considerata un Vademecum dell'etica giornalistica. Tra brusii e applausi è determinato il messaggio del rispetto e dell'intelligenza nella lettura della cultura poiché come la storia ci ha spesso dimostrato le rivoluzioni provengono dalle idee e quindi a mio parere (e non solo mio) è bene chiedersi che idea si può dare attraverso l'uso delle parole. "Le parole sono merce delicata per un giornalista" e possono causare ghettizzazione e fuorvianti sovrastrutture mentre occuparsi delle cose, far camminare l'Italia sui percorsi della cultura stimolandola alla ricerca e all'approfondimento dei fatti è la strada più corretta. Giunge allora dal sociologo Mauro Valeri un decalogo delle tappe da evitare nell'affrontare l'informazione sui migranti evitando il concetto di razza, le parole deumanizzanti e gli stereotipi positivi non limitando la sola descrizione dei fatti a numeri e statistiche e scrivendo delle affinità più che delle differenze. Valeri continua denunciando la minor abitudine a parlare di diritti nascondendoci dietro i capri espiatori. Compito del giornalista è quindi comprendere che peso generazionale potranno avere le sue parole ed aggiornare la propria posizione non sono come informatore ma come formatore culturale. Stimolante è la testimonianza dell'Avvocato Anton Giulio Lana che ha promosso il ricorso a Strasburgo per multare l'Italia in merito ai respingimenti in Libia del 2009 che violarono i principi di Ginevra (1951); egli ammonisce con eleganza tutti quei giornalisti che intervistano rifugiati politici e di guerra o vittime di abusi particolarizzando la loro provenienza e i loro dati e ponendoli in condizione di essere vittime di ritorsione se rimpatriati in modo forzato. Il trailer del film-documentario di Serge "Mare Chiuso" sui respingimenti illeciti del 2009 è eloquente e completa la lezione morale e legale di Lana. Ultimo mediatore è Giorgio Zanchini di Rai Radio 3 che coordina gli interventi dell'Antonucci (ANSA), di Mola (La Repubblica) e di Vincenzoni (Il Tempo). La tensione è forte perché abbiamo davanti esperti nazionali di cronaca giornalistica che sembrano giustificare il ruolo e l'uso di alcune tematiche e parole stonando con gli ammonimenti precedenti seppur predisposti al confronto; le parole badante, nomadi, vu cumprà e clandestino sono da loro utilizzate per permettere al lettore l'identificazione del soggetto affrontando il delicato argomento della comunicazione ed immigrazione con maggior praticità e pragmatismo e con l'onesta convinzione di essere informatori e non formatori. Le obiezioni sono tante, c'è lecito disappunto in sala che si mescola a moralismi e testimonianze discutendo sulla giustizia o meno di far si che le parole non intacchino gli eventi. E il punto di vista dello straniero nei nostri giornali?? Una delle fini considerazioni che concludono il seminario i cui interventi sono così numerosi da non poter essere tutti citati. A ognuno la sua opinione, a ognuno il suo giornale ma resta il fatto che giornalisti o no si è sempre prima di tutto persone, cittadini e in alcuni casi GENTE.

 

 

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