SPECIALE EUROPEI - E' la storia che si ripete: Germania ancora ko.
StraordiMario porta l'Italia in finale
28.06.2012 - Jacopo Fontanelli 1
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Quando la storia diventa certezza. Mai sconfitti contro i tedeschi; dopo Messico '70 (il leggendario 4-3 oggetto di libri e film), dopo Spagna '82 e Germania 2006, siamo ancora una volta noi a prevalere sui tedeschi. Non si parla di spread ed eurobond, dove probabilmente siamo ancora indietro, ma di calcio. Un campo dove difficilmente abbiamo qualcosa da imparare. Abbiamo insegnato calcio a chi si vanta di averlo inventato non più tardi di quattro giorni fa, e ora abbiamo costretto la Germania all'ennesima bella figura in una manifestazione continentale che purtroppo per lei si conclude sempre ad un passo dal traguardo. Nel 2006, 2010 e 2012 fuori in semifinale, nel 2008 in finale con la Spagna che forse ora davanti a questa bella Italia rimpiange di non aver "biscottato" con la Croazia.
Gray Lineker disse: "Il calcio è quel gioco in cui 22 giocatori rincorrono un pallone per novanta minuti e quasi sempre vincono i tedeschi". Non ce ne voglia uno dei migliori bomber inglesi della storia, se ci permettiamo di aggiungere a questa frase una postilla: " tranne quando giocano contro l'Italia". Ebbene sì, con questa sera siamo diventati qualcosa di più di uno spauracchio. Siamo un incubo, la Germania bella e frizzante delle prime partite dura dieci minuti, poi tornano ad avere paura di noi: la loro bestia nera. E dire che mai termine può essere più calzante stasera; perché è proprio una bestia nera che si aggira per il campo con il suo fare dinoccolato e talvolta svagato a farci sognare e perdere la voce. Si proprio lui quel Mario Balotelli che molti volevano fuori per far posto a Di Natale, che molti si chiedevano cosa avesse fatto per essere considerato forse il miglior talento italiano. Lui risponde come sa. Con i gol. Non banali, ma decisivi. Non i gol del 3-0 o del 4-0, ma quelli pesanti, quelli che ti portano in finale, che fanno esultare e saltare tutti sulle poltrone tranne lui, il ragazzo di Palermo che deve ancora compiere 22 anni che sta lì fermo, come una statua, in posa come un dio greco, la più umana delle divinità. Un gol di rovesciata con l'Irlanda per far tacere chi lo critica, una zuccata da attaccante di razza che fa impallidire Badstuber e un destro di rara potenza e precisione che fulmina Neuer.
La partita prova a farla la Germania ma dopo l'uno-due di SuperMario in quindici minuti, si spegne e trotterella nella nostra metà senza portare particolari pericoli alla nostra porta, se non su calcio piazzato. Va più volte l'Italia vicino al 3-0 che non la Germania al 2-1 che riaprirebbe la partita. Solo al '92, il rigore di Ozil ci fa passare due minuti di inferno, prima che il triplice fischio di Lannoy sancisca la fine. E' finale, come succede ogni sei anni dal '94 ad oggi
Trent'anni fa fu Altobelli, detto Spillo, a farci sognare in quella notte di Madrid, e adesso è Balotelli. In nomen omen, nell'anagramma dei due nomi si nasconde il destino di una nazione, che ha bisogno dei suoi scandali interni per tirare fuori quel qualcosa in più che la fa andare oltre gli obiettivi. E smettiamola di esultare se dobbiamo giocare contro la Nuova Zelanda, la Slovacchia o la Croazia; non siamo capaci. Noi per vincere dobbiamo scrivere pagine di epica, abbiamo bisogno di entrare nella storia e lasciare un solco. Dateci la Germania, la Francia, l'Inghilterra, più le partite sono difficili, più sono battaglie da guerrieri e più ci esaltiamo. E' la nostra storia che lo dice.
I nostri ragazzi per una sera ci hanno resi orgogliosi di essere italiani: dai guantoni sempre attenti di Buffon, da un De Rossi sontuoso e insuperabile in mezzo al campo, dalla genialità di Cassano e Diamanti, dalla solidità del reparto difensivo alla maestosa eleganza di un giocatore illegale nella sua semplicità come Pirlo. Ma stasera la ciliegina su una torta che sta diventando sempre più ghiotta, anche per chi per una punta di amaro ha sempre rifiutato il dolce, è lui, quel ragazzone di quasi due metri, poco propenso al sorriso e troppo spesso criticato, ma quando gli va di giocare a calcio non ce n'è per nessuno. Ora dovrebbero averlo capito tutti.
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