Indagine sulla «lista nera» di professori ebrei
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E’ di questi giorni la notizia che in rete è stato pubblicato (e poi subito rimosso) un blog anonimo con una lista di 162 professori universitari ebrei, non solo di Roma, ma di tutta Italia, accusati di far parte di una fantomatica lobby sionista. L’elenco è rimasto per molto tempo a disposizione degli utenti sulla piattaforma il Cannocchiale e a niente sembra sia servita la denuncia da parte della comunità ebraica, dal momento che la pagina, che era stata cancellata, è riapparsa poco dopo con un url e un titolo diversi. Sono quindi partite le indagini a capo del procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, che pare abbiano condotto a un esito positivo: il colpevole, un uomo di Rieti già noto alle autorità, è stato rintracciato ieri e adesso sono in corso gli interrogatori per verificare esattamente l’ipotesi di reato.
Forte è stata la reazione nel mondo politico, a cominciare dal segretario del Pd, Walter Veltroni, che ha paragonato l’episodio alle leggi razziali del 1938 e ha sostenuto la sua inammissibilità, soprattutto nell’ ambito universitario che dovrebbe appianare le differenze culturali anziché farle emergere.
Il ministro dell’Università, Mussi, ha sottolineato come questo episodio di discriminazione razziale abbia messo in ombra il ruolo delle Università italiane. In particolare è stata presa di mira La Sapienza definita nel blog “un'istituzione pubblica statale strumentalizzata da una minoranza etnica ideologizzata culturalmente e politicamente solidale a una entità politica extranazionale come Israele". Gli autori si sono firmati "H5N1", che è la sigla del virus dell’aviaria.
La black list ha rischiato di minare il rapporto che si è venuto a creare nel tempo con la comunità ebraica e in particolare il connubio tra le Università italiane e quelle israeliane, fatto di scambi fra studenti e dibattiti interculturali. Bisogna quindi intervenire con pugno di ferro facendo sì rispettare le leggi, punendo i colpevoli che si macchiano del reato, ma soprattutto attuando un’azione educativa mirata a promuovere il rispetto delle diversità.
È una vergogna che ancora ai nostri giorni, accadano episodi di tale portata. Soprattutto se ad andarci di mezzo sono le istituzioni universitarie che devono garantire il nostro futuro e formare la nuova generazione di giovani, non solo istruita culturalmente, ma anche pronta ad affrontare le esperienze umane. E sempre più sbagliato si dimostra l’uso che si fa di internet, che dovrebbe essere una grande banca dati volta a migliorare la comunicazione, e non una rete per diffondere l’odio razzista verso una minoranza. Purtroppo, benché siano passati molti secoli da quando hanno avuto inizio le discriminazioni contro gli ebrei, che venivano rinchiusi nei ghetti e costretti ad accettare determinate regole, sembra che la situazione odierna non sia poi così lontanissima da prima visto che si continuano a commettere gli stessi errori. La storia non ci ha insegnato proprio nulla.
Forte è stata la reazione nel mondo politico, a cominciare dal segretario del Pd, Walter Veltroni, che ha paragonato l’episodio alle leggi razziali del 1938 e ha sostenuto la sua inammissibilità, soprattutto nell’ ambito universitario che dovrebbe appianare le differenze culturali anziché farle emergere.
Il ministro dell’Università, Mussi, ha sottolineato come questo episodio di discriminazione razziale abbia messo in ombra il ruolo delle Università italiane. In particolare è stata presa di mira La Sapienza definita nel blog “un'istituzione pubblica statale strumentalizzata da una minoranza etnica ideologizzata culturalmente e politicamente solidale a una entità politica extranazionale come Israele". Gli autori si sono firmati "H5N1", che è la sigla del virus dell’aviaria.
La black list ha rischiato di minare il rapporto che si è venuto a creare nel tempo con la comunità ebraica e in particolare il connubio tra le Università italiane e quelle israeliane, fatto di scambi fra studenti e dibattiti interculturali. Bisogna quindi intervenire con pugno di ferro facendo sì rispettare le leggi, punendo i colpevoli che si macchiano del reato, ma soprattutto attuando un’azione educativa mirata a promuovere il rispetto delle diversità.
È una vergogna che ancora ai nostri giorni, accadano episodi di tale portata. Soprattutto se ad andarci di mezzo sono le istituzioni universitarie che devono garantire il nostro futuro e formare la nuova generazione di giovani, non solo istruita culturalmente, ma anche pronta ad affrontare le esperienze umane. E sempre più sbagliato si dimostra l’uso che si fa di internet, che dovrebbe essere una grande banca dati volta a migliorare la comunicazione, e non una rete per diffondere l’odio razzista verso una minoranza. Purtroppo, benché siano passati molti secoli da quando hanno avuto inizio le discriminazioni contro gli ebrei, che venivano rinchiusi nei ghetti e costretti ad accettare determinate regole, sembra che la situazione odierna non sia poi così lontanissima da prima visto che si continuano a commettere gli stessi errori. La storia non ci ha insegnato proprio nulla.
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