Interviste impossibili live - Scurati/Bentivoglio, Odifreddi/Orlando, Siti/Mastandrea
All’Auditorium il secondo appuntamento con le Interviste impossibili
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Sono passati più di trent'anni da quando RadioRai incaricò alcuni dei più grandi autori italiani, come Italo Calvino, Umberto Eco, Vittorio Sermonti e Leonardo Sciascia, di scrivere delle interviste a grandi personaggi appartenuti a epoche diverse, interpretati da attori di rilievo come Carmelo Bene, Paolo Poli, Romolo Valli e Paolo Bonacelli.
L'idea è geniale: un grande autore contemporaneo può mettersi virtualmente in dialogo con un grande del passato e dar vita a una bella pagina di letteratura.
Le "Interviste impossibili live" riprendono questa forma creativa originale e piena di potenzialità e portano sul palcoscenico dell'Auditorium di Roma, con la produzione di Musica per Roma - Gush, in collaborazione con Rai-Radio3, quattro serate di grande interesse, con la regia di Gabriele Vacis e gli allestimenti di Roberto Tarasco.
La serata "Scurati/Bentivoglio, Odifreddi/Orlando, Siti/Mastandrea" è la seconda della rassegna e ha visto alternarsi sul palco Antonio Scurati, che ha intervistato Garibaldi interpretato da Fabrizio Bentivoglio, Piergiorgio Odifreddi, che ha dialogato con Galilei alias Silvio Orlando, e la coppia Siti-Mastrandrea, che ha impersonato Ercole.
L'intervista a Garibaldi è stata il capolavoro della serata: affrontando i temi a lui cari della guerra e della violenza in battaglia, con la sua rigogliosa penna Scurati ha saputo creare un dialogo profondo, evocativo, solenne, ma anche ironico e la voce suadente, malinconica e allo stesso tempo risoluta di un Bentivoglio in ottima forma, ha reso piena giustizia ad un personaggio della levatura di Garibaldi, avvolgendolo in un'aura leggendaria.
Bellissimi alcuni momenti evocati da Scurati: la giovinezza del combattente, a cui fa dire:"Si diventa uomini quando si salva la vita di qualcun altro o la si perde", gli avvenimenti dell'età più matura:"Non si è mai la propria leggenda, ma quella di qualcun altro" o la riflessione sulla natura degli uomini:"Degli uomini si fa come delle arance: spremuto il succo fino all'ultima goccia li si getta in un canto".
L'ultima parte, veramente bella, fa un parallelo tra l'Italia di Garibaldi appena nata e quella odierna: alla domanda se sia valsa la pena di lottare tanto per costruire questo paese l'eroe risponde:"Sognammo una grande repubblica popolare e ci ritrovammo una piccola monarchia borghese", ma poi continua dicendo che è proprio il cinismo di domande come questa che impedisce di realizzare gli ideali. Il condottiero un po' preoccupato chiede al giornalista, citando i versi del "Dei Sepolcri" di Foscolo, se l'Italia sia finalmente diventata quel paese di uomini forti, giusti e rispettosi delle leggi per cui i suoi Mille e molti altri sono morti e Scurati ironicamente conforta Garibaldi rispondendo:"Sì, sì, stia tranquillo!".
La seconda intervista ha visto il matematico Odifreddi dialogare con Galileo Galilei/Silvio Orlando: a differenza del primo lavoro, il testo di Odifreddi a volte risulta troppo didattico e poco coinvolgente. Il procedere degli argomenti è discontinuo: si parte dando troppo spazio alla rilevanza di Galilei come letterato a discapito della figura di scienziato, ma alla fine il tono dell'intervista sale con il dramma dell'abiura. Totalmente fuori posto Orlando: più volte ha avuto incertezze nella recitazione, come se non avesse preparato abbastanza la parte, e con il suo eloquio non esattamente fluido non ha saputo dare la giusta dignità ad un personaggio dell'importanza di Galilei. Poteva fare meglio.
L'ultimo episodio è stato il più particolare: Walter Siti ha intervistato Ercole, incarnazione della sua ossessione per la bellezza del corpo maschile, cosa che ritorna in tutte le sue opere (La magnifica merce, Scuola di nudo, ecc.). Ercole ha il volto simpatico di Mastrandrea, che ha recitato il pezzo in romanesco come spesso fanno i personaggi dell'autore, facendo ridere con frasi come:"De' base so' un vincente!", "Dioniso: quel fichetto!" o "Certe volte faccio il rozzo pe' tigna!". Con il procedere del discorso i temi si fanno più seri: la ricerca della perfezione fisica a tutti i costi, l'ambiguità sessuale, il senso di non appartenenza (Ercole non è né veramente un uomo né veramente un dio) rivelano un animo fragile e dolente:"In alcune occasioni sono stato il peggior nemico di me stesso", "Guarda che solo chi è schiavo può liberare gli altri dalla schiavitù".
Alla fine Ercole lascia il posto a Marcello, l'escort protagonista del libro "Perché io volavo".
Bravo Mastrandrea, in grado di passare dai toni più leggeri a quelli più amari.
La serata in sostanza è ben riuscita, bella la regia di Vacis che aveva il compito non facile di sistemare nello spazio due personaggi che si limitavano a leggere dei fogli.
Questo ciclo di incontri si è dimostrato un'ottima occasione per avvicinarsi alla letteratura contemporanea e allo stesso tempo per ricordare, attraverso personaggi importanti, valori che spesso sono trascurati.
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