SOCIETA' - Ludopatia: alcuni esperti chiedono una legge
08.05.2012 - Letizia Rogolino
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Secondo la rivista "Il Delfino" il gioco d'azzardo - il superenalotto, le scommesse, le videolottery e i casino' online - è diventato la terza industria del paese dopo Eni e Fiat. Difatti, il settore giochi ha fatto affluire nelle casse dell'Erario già circa 2,2 miliardi di euro. Per l'Erario i giochi più redditizi sono i videopoker, il Lotto, i gratta e vinci e le lotterie in generale, mentre il poker cash e i vari giochi di casinò sono più generosi nei confronti dei giocatori, in quanto il 92% del giocato è ridistribuito in vincite.
Ad ogni modo, la rivista del Centro Italiano di Solidarietà di Don Mario Picchi ha lanciato nel numero di aprile un nuovo allarme contro la ludopatia e la dipendenza dal gioco. Secondo le statistiche, circa il 3% del Pil è bruciato con il gioco d'azzardo. Inoltre, l'Italia si colloca ai primissimi posti per la spesa pro capite: si è passati da 500 euro l'anno del 2004 a oltre mille nel 2011. In molte regioni d'Italia, si legge, le famiglie si giocano anche il 6,5% del proprio reddito e il dato più allarmante è che chi gioca di più sono gli indigenti, gli appartenenti al ceto medio-basso o i disoccupati, che cullano il sogno della vincita che farà cambiare la loro vita.
Il fenomeno del gioco d'azzardo è in forte aumento anche tra i giovani tra i 15 e i 24 anni. Si calcola che almeno la metà dei ragazzi in quella fascia di età abbia giocato o giochi ai videopoker o sui siti di slot machine, e che almeno 7 su 10 di quelli sotto ai 18 anni giocano e scommettano non rispettando i divieti. Ne consegue, inoltre, che molti giovani ricorrono al debito per poter giocare. Per tale motivo, Cesare Guerreschi, presidente della Societa' italiana di intervento sulle patologie compulsive-Siipac, durante un convegno sul gioco d'azzardo patologico, ha dichiarato che il gioco sta diventando "una vera e propria piaga sociale" contro cui "serve una legge e regole chiare entro fine anno". E si augura che non si dovrà aspettare tanto quanto si aspettò per quella sull'alcol-dipendenza, per la quale ci vollero 28 anni.
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