Quando lo Scoop arriva dall’oltretomba…
Il ritorno alla commedia è un mix dirompente che intreccia toni hitchcockiani all’umorismo dei primi film, accavallando le sempreverdi citazioni alleniane ai balletti sonori di Tchaikovsky e Strauss.
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Verrà la morte e avrà gli occhi della stampa. Joe Strombel è un agguerrito giornalista inglese che, appena morto, incontra nell’aldilà una giovane segretaria pronta a sussurrargli lo scoop del secolo. Così si ritrova in una specie di limbo dove tenta in tutti i modi di sottrarsi alla morte per portare a termine la sua missione: mandare a monte i piani dell’aristocratico inglese Peter Lyman, sospettato di essere il temuto serial killer dei tarocchi: un uomo dall’apparenza affabile e gentile che uccide le sue giovani vittime - tutte prostitute - lasciando accanto al loro cadavere delle carte da gioco. Per far questo si servirà del povero e sfortunato Sid Waterman - alias Splendini – (Woody Allen), un mago dalle dubbie capacità illusionistiche e dell’avvenente Sandra Pransky(Scarlett Joahnsonn), studentessa di giornalismo alle prime armi, che decide di indagare sullo strano caso che terrorizza la City.
Il ritorno alla commedia è un mix dirompente che intreccia toni hitchcockiani all’umorismo dei primi film, accavallando le sempreverdi citazioni alleniane ai balletti sonori di Tchaikovsky e Strauss.
Onnipresenti ed espliciti i riferimenti al maestro svedese, il settimo sigillo di Mr.Allen arriva con una nave carica di defunti (che fanno conoscenza raccontandosi le rispettive sciagure terrene), guidata da una morte sorda e insensibile, già incontrata dal protagonista in Harry a pezzi e in Amore e guerra. Ma a tenere tutti ben saldi alla vita ci pensano i due improvvisati giornalisti, la coppia Allen-Joahnsson, goffi indagatori del mistero pronti a raccogliere ogni indizio e a seguire ogni traccia per coronare il loro scopo.
Vita e morte, gioventù e vecchiaia (“a questa età emozione significa niente bruciori di stomaco dopo cena” confessa Splendini alla sua compagna di viaggio), per raccontare attraverso il cinema le magiche storie di un regista che ha superato con lode la soglia dei settanta.
Tornano i riferimenti alla magia come ne ”La Maledizione dello scorpione di Giada”, torna il complesso edipico (escamotage narrativo che caratterizza la mente contorta dell’assassino) come nell’episodio di New York Stories, tornano una dietro l’altra le battute religiose di un
Allen ormai dio di se stesso (“sono nato di religione ebraica, poi mi sono dato al narcisismo”). Se qualche lieve perplessità può essere dettata dalla recitazione della giovane Scarlett (troppo diva per un ruolo così dimesso) o - a sentire i detrattori - per una comicità che ormai ripete stancamente le glorie passate, non c’è dubbio che le capacità narrative di Woody Allen si affinino col passare degli anni; il passaggio dalla sua New York alla capitale inglese sembra non intaccare le fantasie e le nevrosi di cui si rende volontariamente protagonista.
Se l’unico contributo di Los Angeles alla civiltà moderna è il permesso di svoltare a destra, non va certo meglio fra le strade londinesi, dove la guida a sinistra rende fobico e spaurito il mago Sid Waterman. Scoop merita di essere visto e rivisto, un prisma dai mille riflessi che conserva la rara capacità di far sorridere e divertire, riflettere e ragionare, in cerca di un assassino che, banalmente, si schiude in ogni essere umano che sappia accoglierlo.

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