Porcile di Pier Paolo Pasolini
Il dibattito morale di Pasolini: quando il teatro si digerisce meglio del cinema
23.12.2008 - Enrico Rossignoli
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Godesberg 1967. Sulla rigogliosa collina della residenza Klotz, Julian, figlio ed unico erede dell'industriale tedesco Herr Klotz, corre spensierato tra ai prati stringendo in mano un palloncino rosso.
E' il primo giorno di primavera, e Julian, a 25 anni, non riesce a decidere cosa fare della sua vita. Giudicato incapace di obbedire o disobbedire dal padre umanista, sembra essere incastrato tra infanzia e adolescenza, tra innocente conformismo e ribellione giovanile. E nonostante lo sforzo degli amati genitori, né loro né chiunque altro è in grado di comprendere le paure con cui convive.
Pochi mesi più tardi, il giovane sceglie di rimanere pietrificato nella propria stanza. Pugni chiusi, mento in alto, sguardo nel vuoto, ed espressione che manifesta il silenzio più insignificante agli occhi dei propri familiari. Nessuna rivoluzione morale, solo un disagio nutrito dall'assenza di comprensione che nessuno gli ha mai concesso. Ecco quindi svelare l'unica consolazione su cui egli contava: le visite segrete ai porcili di campagna.
Massimo Castri, regista e attore di teatro, dirige una delle più ermetiche e malinconiche opere teatrali di Pier Paolo Pasolini. L'esordio pasoliniano venne definito all'epoca "sgradevole e incomprensibile", qui è messo in scena al Teatro Argentina di Roma con disinvolta prospettiva onirica e direzione meticolosa degli attori. Castri prende il meglio dalla criticata visione di Pasolini mettendosi al servizio di una rinnovata riflessione: la tendenza (necessità) a distruggere i propri figli ribelli o indifferenti che si rifiutano di accettare l'ordine costituito dalla società moderna. Fedele nel trasmettere la morale del dramma e originale nel raccontarla..
La scenografia e le musiche (Arturo Annecchino) ricordano una fiaba: un prato verde fluorescente dove sorge una panchina e qualche fiore sullo sfondo. Un paesaggio incantato ed essenziale dove si accende la lotta interiore tra diritto di scelta politica e libertà intellettuale.
Julian viene identificato come la gioventù rinnegata da Pasolini condannando lo stereotipo del figlio ribelle sessantottino e quello ubbidiente e ossequioso della propria (fortunata) classe sociale. E' da questa dicotomia che il giovane sceglie il porcile, luogo dove i maiali della società sguazzano nel letame senza maschere e travestimenti. Il recinto che rinchiude la ricca borghesia con cui Julian riesce a comunicare solo con simboliche perle ai porci.
Pasolini ne fece un'operetta le cui rime baciate e fitti dialoghi accennavano un inquietante pessimismo simile al "Piacere di chiamarsi Ernesto" di Oscar Wilde. Castri preme sull'angoscia metaforica dei maiali di fronte a ciò che è eretico perché rivoluzionario ed eretico perché conformista. Merito del duo in prima Antonio Giuseppe Peligra - Corinne Castelli.
Esempio di teatro di ottima qualità, impedibile e ricco di talento.
Porcile di Pasolini
Regia di Massimo Castri
Interpreti (in ordine di apparizione): Antonio Giuseppe Peligra, Corinne Castelli, Paolo Calabresi, Ilaria Genatiempo, Davide Palla, Mauro Malinverno, Milutin Dapcevic, Miro Landoni, Vincenzo Giordano
TEATRO ARGENTINA ROMA
dal 25 novembre al 21 dicembre 2008
Orari spettacoli: tutte le sere ore 21.00 - giovedì e domenica ore 17 - lunedì riposo
Ufficio promozione Teatro di Roma: tel. 06.68.4000.346 - www.teatrodiroma.net
Biglietteria Teatro Argentina: tel. 06.68.4000.311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo) vendita on-line www.helloticket.it - numero verde con pagamento con carta di credito 800907080 Biglietto: intero € 27 e ridotto € 12 (senza prevendita)
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