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Beni Culturali e Rischi Ambientali

01.05.2009 - Silvia Magna



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Si è tenuto a Roma,  presso lo storico complesso San Michele a Ripa, il Convegno "Beni Culturali e Rischi Naturali. Il Modello Umbria: dall'emergenza sismica alla ricostruzione", durante la giornata del 31 Marzo.

L'Apertura dei lavori è stata presieduta da Guido Bertolaso, Sottosegretario di Stato alla  Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In concomitanza con la pubblicazione del volume "BENI CULTURALI IN UMBRIA: DALL'EMERGENZA SISMICA ALLA RICOSTRUZIONE", si è organizzato un incontro che ha coinvolto tutti gli addetti ai lavori, per analizzare pregi e difetti dell'operato che dal 1997 (anno del terremoto in Umbria e Marche) al 2007 ha visto l'impegno sul territorio di numerosi attori, volti a tentare di recuperare, salvare e restaurare, una parte considerevole del patrimonio architettonico, territoriale e artistico del Bel Paese.

Grazie all'intervento della Protezione Civile, del Ministero per  i Beni  e le Attività Culturali, la Regione Umbria e i vari Comuni, si è capillarizzato un impegno costante, volto a non trascurare nessuno degli aspetti e degli elementi  che hanno subito danni in seguito al sisma.

Sono intervenuti alla Conferenza (suddivisa in una prima fase la mattina dedicata elusivamente al caso dell' Umbria e in una seconda fase, il pomeriggio, in cui si sono presi in analisi a linee più generali i modelli di intervento per la gestione dell'emergenza), gran parte dei protagonisti del panorama dei Beni Culturali, appartenenti non solo alle Istituzioni, ma anche alle Università di Roma Tre, La Sapienza, Università degli studi di Perugia e Padova, al Corpo  Nazionale dei Vigili del Fuoco e  alla Sezione Cultura Ufficio UNESCO di Venezia.

 

Il problema fondamentale alla base dell'intervento, è che è stato messo in luce durante molti degli interventi della conferenza, è stato la mancanza di un modello d'azione sperimentato e provato scientificamente, che possa dimostrarsi utile e applicabile in ogni situazione di emergenza sismica o catastrofe naturale. È evidente che l'esperienza, molto spesso basata sull'importanza dell'errore, diviene il nodo centrale da cui imparare ad intervenire.

Gli sbagli a livello organizzativo compiuti nel passato, in situazioni quali l'alluvione che ha colpito Firenze nel 1966, (come ci ricorda il Dott. Galanti, della Protezione Civile: "Prima emergenza mediatica globale"), o il terremoto in Irpinia (Avellino) del 1980, hanno visto una totale mancanza di coordinamento nella gestione dell'emergenza.

In seguito a tale presa di coscienza, sono nati nel corso degli anni, organi come la SOPRINTENDENZA SPECIALE PER I BENI CULTURALI,  e si sono realizzati convegni ed esercitazioni, per mettere alla prova, nel vero senso della parola, la funzionalità e la correttezza (sulla base di regole di conservazione scientifiche e non improvvisate), dell'intervento.

L'Ingegner Angeletti, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico per la Ricostruzione, ha messo in luce, durante la sua testimonianza, come " nei Beni Culturali i modelli tradizionali non funzionano".

Questo si rivela un punto di partenza fondamentale da cui iniziare a ragionare su modelli sempre più funzionali e atti alle differenti e variegate esigenze che si possono manifestare nel tempo.

Ancora, il Dott. Carapezza, Presidente della Commissione Speciale Permanente per la Sicurezza del Patrimonio Culturale Nazionale, ha parlato della "necessità di una sicurezza complessiva".

Gli aspetti analizzati sono stati molti e spesso sono stati trattati in termini tecnici ed approfonditi, sulla base dei dati acquisiti in dieci anni di lavoro su un territorio complesso e  afflitto da differenti problematiche. Sono stati messi in luce sia caratteri di restauro architettonico che artistico, e sono stati presi in considerazione una buona dose di numeri, percentuali e modelli di schede di catalogazione degli immobili, civili e sacri, danneggiati.

Raccogliere tutto questo in un unico volume si rivela di fondamentale importanza per mettere a confronto la situazione di partenza con i risultati ottenuti attraverso l'intervento conservativo.

Sicuramente il margine di miglioramento si rivela ancora molto ampio, soprattutto rispetto alla necessità di un coordinamento più omogeneo e costante.

 

 

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