Schiele ed il suo tempo
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E. Schiele, Ragazza inginocchiata appoggiata sui gomiti, 1917
Ci vuole una giornata di sole come raramente se ne vedono a Milano per apprezzare la grande espressività di una mostra su Egon Schiele. Austriaco, nato nel 1890 a Tulln, morì nel 1918 quando era all'apice della sua carriera a seguito della spagnola contratta insieme alla sua compagna, morta pochi giorni prima di lui. La vita da artista maledetto e la morte prematura contribuiscono a farne un artista romantico a tutti gli effetti. Cresciuto con il mito Klimt, quando si incontrarono il loro legame si fece sempre più intenso, fino ad essere sublimato nel celebre "Gli Eremiti ", quadro che ritrae il discepolo ed il maestro ammantati dello stesso saio in un'atmosfera ieratica che si confaceva alla concezione di loro stessi e dell'artista del periodo; con Klimt maschera di pietra, mentore ad amico, ambedue alla ricerca ed ambedue posti, auto postisi, fuori dal mondo. Fino a quando il discepolo si allontanò da Klimt per creare un nuovo stile incomparabile: quello di Schiele. La mostra, curata da Rudolf Leopold direttore artistico del LeopoldMuseum e Franz Smola, prende le mosse dall'artista per illuminare anche il panorama artistico in quel periodo. Quaranta opere per compiere un viaggio nel mondo di Schiele, ed altrettante a descrivere il suo ambiente attraverso opere di Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser e altri protagonisti della cultura viennese del primo Novecento, periodo fortemente influenzato dal movimento della Secessione, che vede l'arte strumento di denuncia della realtà e unica via d'uscita dall'ipocrisia e dal perbenismo imperanti nella società del tempo. Schiele anticipa il rifiuto che sarà poi di altri nei confronti della tradizione: i colori sono innaturali, i corpi ed i visi deformi, la ricerca della purezza passa anche attraverso pochi, decisi e sofferti tratti. Figure di donne ritratte in pose inconsuete e in modo essenziale. Il corpo non è raffigurato secondo i classici principi ma scandagliato, osservato, immaginato ed infine riversato su tela o cartoncino con colori innaturali o forme geometriche per sottolineare una distanza ideale ed artistica dalla cultura precedente, dai detrattori e dallo stesso artista. Un corpo distante da se stesso, che non si conosce appieno. L'artista indaga se stesso nel celebre "Ritratto con alchechengi", opera realizzata a 19 anni, come nel suo autoritratto successivo del 1915 matita su carta. C'è la guerra, bastano pochi tratti per uscire dalla staticità, proiettando l'immagine ed il segno oltre il foglio, dando vita ed espressione al fisico. Due anni, bastano per creare coscienza, per trovare un tratto perentorio nel colore in "Ragazza inginocchiata appoggiata sui gomiti" del 1917. Tutta la maturità e la volontà pittorica di un uomo, che si è svincolato da appartenenze e correnti e che sa come rendere agli occhi quello che gli occhi hanno visto, ovvero una presenza viva, traspare dalla determinazione dei colori e attraverso un tratto fermo e realista. Schiele crea un vortice, che vede la donna ritratta nel quadro gorgo e liberazione al tempo stesso, con calze a rete ed esuberanti capelli che attirano e respingono allo stesso tempo, attraverso una sessualità grottesca e cosciente. Profetiche le sue ultime parole, poco prima di morire a causa della febbre spagnola contratta nell'ultimo anno della Prima Guerra Mondiale: "La guerra è finita ed io devo andare". Partirà da questo mondo con il peso di una nuova coscienza, quella che lui stesso ha rivelato alla scena austriaca e mondiale.
Schiele ed il suo tempo
Fino al 6 giugno 2010
Palazzo Reale
Piazza Del Duomo 12 - Milano
Info 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
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