MIKEL GJOKAJ
Terre e Cielo
22.09.2010 - Simone Di Tommaso
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Terre e Cielo
Il Complesso del Vittoriano ospita, fino al prossimo 10 ottobre, la prima retrospettiva italiana dedicata a Mikel Gjokaj, artista, sconosciuto ai più, nato in Kosovo nel 1946 e da oltre trentacinque anni legato indissolubilmente alla città di Roma, avendo qui stabilito la propria residenza.
Da una prima visione d'insieme della mostra si nota, fin da subito, che la ricerca dell'artista è tutta tesa alla creazione di paesaggi, ispirati alla campagna kosovara e caratterizzati dalla totale assenza di riferimenti alla cruente guerra che insanguina quelle terre da decenni. L'atmosfera è sospesa, senza tempo, frutto del ricordo. L'attività artistica del maestro è analizzata fin dagli arbori. Gli anni Settanta sono caratterizzati da opere con colori plumbei e densi, dalle risonanze opache da un pessimismo di fondo. L'impostazione inizia a cambiare nei successivi anni Ottanta e Novanta: qui il colore comincia a farsi strada, il nero e il marrone scuro sono abbandonati, il grigiore e l'oscurità cedono il passo ad un vero e proprio miscuglio di colori festosi, quali il rosso, il giallo, l'azzurro e il verde. Negli ultimi anni le opere sono ancora più luminose e i colori diventano un inno alla delicatezza. Il pessimismo è ormai alle spalle, una nuova stagione è ormai cominciata. Sembra quasi di percorrere la storia stessa dell'Est europeo. Dopo guerre interminabili e sanguinolente, che hanno lasciato sul campo centinaia di migliaia di morti, ecco che si presentano i primi anni di pace e di recupero della democrazia. Gjokaj ha voluto dare, in questo modo, il suo contributo e ha voluto testimoniare l'amore, mai sopito, per la sua terra di origine.
Che metamorfosi ha subito Gjokaj nei 35 anni di soggiorno romano?" E' questa la domanda che si pone il critico Enzo Bilardello, presentando il catalogo della mostra, edito da Skira. "La sua tempra di paesaggista - continua Bilardello - si è evoluta ed affinata: la messa a fuoco un tempo orientata su un ristretto lembo di natura, quasi un sacro pomerio, lavorato con colori densi, gravi e quasi estratti con pena, si è dipanato in larghi orizzonti nei quali la natura di esprime con brio, effervescenza, forza di colori che approdano alla violenza. Spesso, in primo piano, si dispone un intrico o un tappeto volante di foglie di eucalipto, quasi un volo d'ali elegante, propenso a smaterializzarsi. Alla distanza intermedia, terra e cielo si alternano come se volessero risolversi astrattamente in campiture araldiche. Alla fine, opera dopo opera emerge con chiarezza un universo leopardiano, panico, totalizzante, indifferente alla nostra vicenda personale, con piccoli residui d'idillio, di sogno, di elegia".
L'esposizione, realizzata da Comunicare Organizzando in collaborazione con l'Ulisse Gallery di via dei Due Macelli, è suggestiva. Le opere riescono a far capire la mentalità e il messaggio che vuole trasmettere l'artista. Le forme intrecciate e i colori, prima scuri e poi caldi, ricreano un'atmosfera idilliaca ovvero una vera e propria realtà sospesa nel tempo.
Dall'11 settembre al 10 ottobre 2010.
Complesso del Vittoriano, Salone Centrale - via San Pietro in Carcere, Roma.
Aperto, tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.30.
Ingresso gratuito.
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