PRIMO PIANO - In piazza per la Costituzione
15.03.2011 - Tommaso Zaccheo
MOSTRE - 'Brueghel, meraviglie dell'arte fiamminga'
"Bisogna imitare la natura stessa, non un artista. Frase che ben si addice al nostro amico Brueghel, che...
Leggi l'articolo
APPUNTAMENTI - Torino profuma di libri. E di idee.
Al via il XXVI Salone Internazionale del Libro, fino al 20 maggio 2013
Leggi l'articolo
APPUNTAMENTI - Claudio Abbado torna alla guida dei Berliner Philarmoniker
Il concerto potrà essere seguito in diretta in 130 cinema europea e sul web in streaming.
Leggi l'articolo
Foto di Tommaso Zaccheo
"La terra dei cachi". Una delle tante canzoni suonate dal carro che guida il corteo, in testa ad un tricolore di più di sessanta metri ed in testa a tantissimi cittadini: ragazzi, padri di famiglia, anziani signori che a guardarli negli occhi e ad ascoltarli nelle parole di anziano hanno ben poco. Molti con cartelli addosso che portano articoli della Costituzione come fossero manifesti politici o slogan da urlare a voce piena e chiara. Gli altri hanno bandiere tricolore, un mare di bandiere che eravamo abituati a vedere solo alla vittoria dell'Italia al mondiale. Ed anche l'orgoglio, lo spirito col quale vengono sventolate al vento queste bandiere, ricorda un'Italia che mai ci saremmo aspettati di ritrovare così presto e in così buona compagnia in questo periodo di Rubygate, delle leggi sul legittimo impedimento o sulla giustizia; nel paese dei tagli alla cultura, allo spettacolo, alla scuola, alla ricerca, ovvero a tutto ciò che per anni eravamo convinti fosse il nostro più grande serbatoio di ricchezza e che era il principale motivo di vanto nel mondo; nello Stato in cui i professori, causa un malgoverno di trent'anni mai arginato, restano precari fino a cinquant'anni se non fino alla pensione; dove i magistrati sono strategicamente attaccati, la Costituzione ritenuta scomoda e storicamente sorpassata e dove non è paradossale (se non marcatamente ambiguo) evitare le domande scomode dei giornalisti del Servizio Pubblico nazionale, per poi tacciarli di essere di parte. Siamo davvero, ci verrebbe da dire, nella terra dei cachi, del commando che ci assassina un po' ma che si blocca se è la serata della partita.
Foto di Tommaso Zaccheo
Ce ne sarebbe anche ben donde per guardare con occhio dubbioso il nostro tricolore, ponendoci tante domande, in primis sul senso della nostra identità di popolo, di nazione. Forse è proprio da queste domande che nasce un'iniziativa come questa, che riesce a trascinare una fiumana di persone in tantissime piazze d'Italia, a sfilare a Roma in un lungo corteo di almeno quattrocentomila persone, a far fermare molti di questi lungo il percorso per recitare insieme gli articoli della Costituzione, ad unire molte sigle e molti uomini politici, di vari schieramenti, senza neanche l'ombra di una qualche bandiera di partito. Giusto una bandiera rossa del vecchio PCI si confonde, si maschera tra le altre, tutte tricolori o della pace. Ma non da fastidio, neanche a chi mai è stato rappresentato da quel colore. Anzi, credo nei più provochi solo un sorriso per coloro che, nel bene o nel male, in quel simbolo vedevano una speranza politica, sociale ed ora non sanno più se la politica possa tornare ad essere una speranza.
Sono molte le sigle, come già detto e come già nelle manifestazioni che hanno preceduto questa in difesa della Costituzione, ma una le rappresenta tutte oggi. Articolo 21, nata a difesa della libera informazione ed ora in prima linea nella difesa della carta costituzionale e nell'applicazione dei suoi articoli, come ricorda Concita De Gregorio, anche lei venuta a portare il sostegno suo e del suo giornale ma che non parlerà dal palco e come invece sottolineerà Beppe Giulietti, membro dell'associazione e organizzatore dell'evento.
Foto di Tommaso Zaccheo
Ma è anche la regia che dev'essere encomiata, a firma di Maurizio Sciarra, perché riesce a coordinare molti interventi, tra quelli musicali di varie orchestre e quelli dei molti intellettuali, artisti, come Ascanio Celestini; giornalisti, come Maria Luisa Busi o Roberto Natale; giuristi e magistrati come il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia o Alessandro Pace, docente di Diritto costituzionale. In particolare è lo splendido effetto che fa l'Inno di Mameli suonato dall'orchestra, posta sotto il palco, all'entrata del corteo in una Piazza del Popolo già gremita. O le note del "Va pensiero", aria tratta dal Nabucco di Verdi, cantato da tutta la piazza e finalmente strappato alle becere pretese, ignoranti della sua storia e del suo significato, dei dirigenti e degli scherani della Lega Nord. Suona proprio nel momento in cui arrivano gli studenti, accodatisi al corteo dopo la sua partenza, in protesta contro le ipocrisie di "chi ora difende la Costituzione e la scuola pubblica ma prima ha votato la legge Gelmini" ci spiega Luca Cafagna, tra i leader del movimento riferendosi alla partecipazione di esponenti futuristi come Granata. Ma non parlerà sul palco e la contestazione dei ragazzi si sposta su Lungotevere, ignorata da chi nella piazza segue discorsi che riportano alla memoria episodi della Repubblica romana raccontati da Celestini o altri del risorgimento evocati da Giancarlo De Cataldo.
Chiediamo a Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega, già professore di filosofia all'università La Sapienza, cosa ne pensi di questi attacchi, lui uno tra i più critici verso il governo. "Comprendo la loro indignazione" ci risponde il direttore, "ma non è loro, dei politici, ne la piazza ne il palco. È vostra, dei cittadini, della società civile, in difesa delle libertà sancite dalla carta costituzionale. Questa è la vera opposizione, non quella che in Parlamento non riesce a far sentire la propria voce e a fare vera opposizione". Gli domandiamo allora se questa piazza, senza rappresentanza in Parlamento, del resto caduto molto nel discredito agli occhi di noi giovani, riuscirà a trovare la strada per incidere sul reale. "Perché dice che solo voi giovani screditate il Parlamento?", ci interroga a sua volta, serafico, aggiungendo che anche gli anziani provano lo stesso sentimento e che in piazza c'è l'Italia vera, quella della Costituzione; "ma se non trova sbocchi, questa forza che scende in piazza tutte le settimane senza stancarsi, allora serve un passo ulteriore, deve trovare gli strumenti di organizzazione autonoma dai partiti, dando vita a liste autonome, alleate con le opposizioni nel momento in cui ci saranno le elezioni. Delegare sempre ai partiti significa ricominciare daccapo". Termina così d'Arcais, con questo messaggio, chiaro e concreto di ritorno alla speranza politica, che può essere trovata solo partendo dal basso, da un'autoorganizzazione che travalchi un sistema logoro, fatto di cricche e partitocrazia. Stupefacente è però trovare come i valori che possono essere la guida di un simile movimento, risiedano nelle parole dei patrioti, nelle loro azioni e nella forza e modernità delle loro idee; come anche nelle parole di Piero Calamandrei, padre costituente, che suonano oggi come verbo rivoluzionario in un deserto del potere o di difesa sfrontata e di comodo del capo.

Foto di Tommaso Zaccheo
Queste voci altre, che reclamano dignità e rispetto, che cantano le parole di "Viva l'Italia" di De Gregori non preoccupandosi di alcuna appartenenza politica; mentre l'estero ci guarda con perplessità, se non con imbarazzo; queste voci che non accettano che la memoria della loro patria, delle lotte per la libertà e la democrazia, vengano infangate da pretese autocratiche o da iniziative sempre e solo ad personam, quando non a difesa dei propri interessi o a copertura delle proprie colpe. Che non tollerano che tale memoria si perda nei giovani e nelle generazioni future, sapendo quanto sia stata dura costruirla e che il sangue, i morti, i luoghi che hanno visto morire un italiano per la libertà sono, come diceva Calamandrei, il santuario sul quale andare in pellegrinaggio per omaggiare la Costituzione.
Non temo la paura di esser tacciato di retorica, perché vedere giovani disposti per lunghe ore ad ascoltare articoli della Costituzione o anche a scendere in piazza, testardi e controcorrente, ma disposti a non scendere a patti con nessuno, "capaci di sbagliare come è loro dovere", ci insegna dal palco Vecchioni, ma sempre pronti a ricominciare a lottare.
Non è retorica vedere libici appressarsi al palco con le loro bandiere e le foto dei propri morti ed essere accolti sul palco, mentre le organizzazioni internazionali tergiversano dietro grandi giochi di potere. Ed infine non è retorica vedere una ragazza con un cartello che porta gli articoli della costituzione che sono messi ora in gioco, sentirla pronunciare con voce timida ma risoluta che questa è l'Italia che vuole ricordare, per la quale il nonno ha sofferto e combattuto e lei non vuole essere da meno. Sorride senza malizia agli scatti dei fotografi, non riesce a nascondere un po' d'imbarazzo. Ci pensa una signora di una certa età, con in mano la Costituzione, a darle coraggio, a farle i complimenti. La ragazza la ringrazia, sorride con gli occhi e nella voce esprime tutto il rispetto per chi prima di lei ha saputo combattere per ciò in cui credeva.
"Noi siam calpesti e derisi" recita un verso dell'Inno, poco conosciuto. È sbalorditivo trovarlo così attuale, pur tanto lontano nel tempo, ma così denso di significato. Ora però è da troppo che chi ci calpesta non è un invasore straniero ma i nostri stessi governanti e chi ci deride è chi ci dovrebbe garantire un po' di progresso, un futuro che non sia la fuga o la rinuncia a se stessi pur di trovare una strada in questa società.
Commenti
dalla stessa rubrica segnaliamo
A.C. Meltin'Pot - P.Iva 09250301000

