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La Cina in Zimbabwe: cooperazione o colonizzazione?

I due paesi hanno firmato un accordo di 5 miliardi di dollari che ipoteca le miniere di platino dello Zimbabwe

13.07.2009 - Rosa Ullucci



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Lo Zimbabwe ha ipotecato le risorse di platino del paese, del valore di circa 40 miliardi di dollari, a garanzia di un accordo finanziario con la Cina, firmato alla fine di giugno. Secondo i termini del contratto, lo Zimbabwe otterrà un prestito di 5 miliardi di dollari dall'agenzia di credito cinese Eximbank, in cambio di consistenti concessioni: il 50 per cento delle azioni delle miniere di platino del paese.

Il ministro delle finanze, Tendai Biti, ha siglato un memorandum di intesa (MoU) con la Eximbank, per cautelare il prestito e assicurarsi la documentazione legale, relativa agli obblighi del governo cinese. Si tratta dell'accordo economico più rilevante mai firmato tra i due paesi. Il governo dello Zimbabwe è sull'orlo della bancarotta: il prestito cinese compensa oltre la metà degli 8 miliardi di dollari previsti, per il rilancio dell'economia, dal Programma di Emergenza per la Ripresa a Breve Termine (Short Term Emergency Recovery Programme - STERP).  Un ingresso di capitali sostanzioso, e privo di condizioni, che fa sembrare bruscolini i 500 milioni di dollari raccolti dal primo ministro, Morgan Tsvangirai, nel suo viaggio di tre settimane negli Stati Uniti e in Europa.
Le nazioni occidentali hanno accolto calorosamente Tsvangirai ma, allo stesso tempo, hanno rinnovato la condanna nei confronti del presidente Robert Mugabe e delle ripetute violazioni dei diritti umani, ancora frequenti nel paese. L'occidente non investe in governi poco stabili e, soprattutto, non democratici. Il tour di Tsvangirai ha creato nuove tensioni tra i due partiti della coalizione di governo: il Movement for Democratic Change (MDC-T), di cui è leader lo stesso Tsvangirai, e lo Zimbabwe African National Union - Patriotic Front (ZANU-PF) di Robert Mugabe. Il precario equilibrio politico si è ristabilito in seguito alle dichiarazioni della segreteria dello ZANU-PF: "l'unità nazionale è più importante delle elemosine dell'occidente, concesse sotto condizioni".
Intanto, oltre all'accordo di 5 miliardi di dollari, lo Zimbabwe è riuscito a ottenere un'ulteriore linea di credito dalla Cina: un finanziamento di 950 milioni di dollari corredato da una donazione di 4.000 tonnellate di semi di soia.

I rapporti tra la Cina e lo Zimbabwe risalgono agli anni settanta, quando Pechino si era schierata a sostegno della campagna militare di Mugabe contro il dominio dei bianchi sul paese. Negli ultimi anni, la Cina ha contribuito allo sviluppo economico dello Zimbabwe attraverso l'investimento di capitali, la fornitura e la vendita di beni di ogni genere tra cui armi, aerei, autobus e generatori idroelettrici.
Funzionari, vicini al primo ministro Tsvangirai, hanno rivelato che i finanziamenti della Cina saranno concessi a condizione che vengano reinvestiti nell'acquisto di beni cinesi.

Questa è la strategia economica della Cina in atto in Africa con un volume di affari che ha raggiunto 56 miliardi di dollari nel 2006. Secondo alcune stime, a settembre del 2006 erano in corso 256 progetti della Eximbank in 36 nazioni africane; di questi, il 79 per cento riguardava interventi per lo sviluppo delle infrastrutture.
Il Piano di Azione per la Cooperazione tra la Cina e l'Africa (2006-2009) parla di sviluppo locale ed enfatizza la reciprocità dei benefici della cooperazione. In Zimbabwe, alcuni organi di stampa non la pensano così: criticano l'accordo con la Cina e sottolineano la preponderanza dei guadagni cinesi rispetto a quelli per il paese.

 

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