EVENTI/MEDITERRANEO- Turchia e Italia si incontrano al Senato e rilanciano l'intesa sul Mediterraneo
L'amb. Volkan Bozkir mette a nudo il rinnovato ruolo della Turchia nel Mediterraneo
01.12.2011 - Claudia Quadruccio
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La “Partnership tra Italia e Turchia per lo sviluppo e la sicurezza nel Mediterraneo”. Questo il titolo dell’evento che si è svolto lunedì scorso al Senato nel corso di un incontro tra la Delegazione di Parlamentari turchi invitati da Lamberto Dini, Presidente della Commissioni Affari Esteri del Senato, e l’Associazione di Amicizia e Cooperazione Italia-Turchia, presieduta dal Sen. Stefano De Lillo e facente capo all’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo (Isiamed). Numerosi i temi affrontati nel corso del meeting: dalla “Primavera Araba” alla situazione in Siria, dalla riforma costituzionale in atto in Turchia ai rapporti del gigante anatolico con Israele fino all’attuale crisi economica internazionale.
La delegazione turca guidata dall’amb., Volkan Bozkir, Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento turco, è stata solerte e aperta a rispondere alle domande provenienti dai partecipanti. Un dibattito a 360 gradi per riflettere insieme sulle questioni che riguardano il Mediterraneo: la sponda nord alle prese con la crisi dell’Euro e le gravi situazioni economiche di Grecia e Italia, e quella sud alle prese con i difficili primi passi dopo l’avvento della Primavera Araba e la conseguente fine dei regimi.
L’amb. Volkan Bozkir, dopo aver sottolineato come questa visita in Italia da parte della delegazione parlamentare turca stia a simboleggiare l’importanza della collaborazione e dell’amicizia nel Mediterraneo, è passato a parlare del ruolo che la Turchia può avere nei confronti dei paesi del Maghreb. “Ce lo aspettavamo” ha affermato l’ambasciatore,“ma è avvenuto in un momento che non avevamo previsto”, aggiungendo come ora occorra avere per ognuno di questi Paesi (Egitto, Tunisia, Libia) una strategia diversa. Ma l’attenzione della Turchia è adesso rivolta soprattutto alla Siria, geograficamente vicina e un tempo alleata, dove il cambiamento sta avvenendo con tempi più lenti rispetto a quanto avvenuto in Libia, Tunisia, Egitto. Per Bozkir il processo di cambiamento in Siria non sarà veloce, non ci sarà l’effetto shock per il quale una manifestazione ha fatto crollare un regime. La posizione turca è chiara: essere al fianco della popolazione siriana nella lotta contro il regime e contro le violenze che quest’ultimo applica per soffocare le proteste.
Parole di fiducia sono poi state espresse da Bozkir sulla situazione dell’Italia nella crisi economica, ricordando come la Turchia abbia superato un momento altrettanto grave nei primi anni del 2000 riformando il sistema bancario che era alla base della crisi e aumentando le ore di lavoro. Entrando nel caso specifico di Italia e Grecia, Bozkir ha affermato che i due Paesi nonpresentano similitudini perché differente è il loro tessuto economico: in Italia c’è capitale, c’è una grande industria, c’è turismo.
L’ex ambasciatore italiano ad Ankara, Carlo Marsili,Vice Presidente dell’Associazione Italia-Turchia, ha volutoricordare l’impegno dell’Italia in favore dell’ingresso della Turchia in UE per i forti legami storici, culturali ed economici tra i due Paesi ed ha offerto all’amb. Bozkir lo spunto per affrontare la delicata questione del processo di revisione costituzionale, sul quale tutti i partiti turchi si trovano d’accordo. Per Bozkir, ciò che è importante è il principio che sta dietro la norma. E il principio dietro la costituzione turca è sbagliato perché questo principio dà importanza alla sicurezza e protezione dello Stato e non alla libertà. Occorre avviare il superamento dell’impostazione autoritaria – questa autentica – dell’attuale costituzione; più diritti e più libertà per tutti i cittadini, soprattutto per le minoranze etniche.
Nella parte conclusiva del meeting ha trovato spazio anche la delicata questione dei rapporti tra Turchia ed Israele e la recente crisi diplomatica tra i due paesi. Nessun problema con lo stato di Israele, con la popolazione israeliana né, tantomeno, con gli ebrei turchi. Ma l’incidente della Freedom Flottila del 31 maggio 2010 costato la vita a 9 attivisti turchi della MaviMarmara uccisi dalle forze speciali israeliane per impedirgli di raggiungere Gaza, pesa ancora sui rapporti diplomatici tra i due Stati. La Turchia aspetta ancora che Israele accolga le richieste turche: le scuse, il risarcimento per le vittime, la fine del blocco di Gaza.
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