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AMERICHE - Il Papa verso Cuba

Speranze e attese per la visita del Pontefice nell'isola

06.03.2012 - Luca Mershed



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Manca meno di un mese alla visita di Benedetto XVI a Cuba e l’ imminenza del viaggio papale si vede riflessa nel crescendo di articoli che parlano dei motivi e delle possibili conseguenze che il suo arrivo porterà per l’isola. Un tema ricorrente nei periodici è la figura del cardinale Jaime Ortega che viene visto, da alcuni, come troppo morbido e amichevole con il regime del presidente Raúl Castro e da altri come “l’uomo giusto al momento giusto in questo periodo”,  come disse Tom Quigley in una intervista.

Eire, scrittore cubano-americano e professore all’università di Yale, sostiene che: “È molto difficile capire l’obbiettivo della  visita del Papa Benedetto XVI. Nei cinque anni passati, alcuni funzionari del Vaticano hanno sottratto importanza agli abusi contro i diritti umani a Cuba, però non si può incolpare il Papa per l’ insensibilità di questi funzionari. Chissà se il Papa voglia minare le fondamenta del regime di Castro con la sua visita, anche se così potrebbe sottovalutare l’astuzia dei fratelli così come quella del suo funzionario, Ortega”.

Il dissidente cubano Óscar Elías Biscet disse, presso il Congresso statunitense, che “la prossima visita del papa costituisce un grande errore politico e strategico perché non darebbe risultati positivi per il popolo cubano. E continua l’emblematico dissidente del “gruppo dei 75” dicendo che “alla fine sarà come la visita di Giovanni Paolo II”.

In un altro articolo pubblicato nel “El Nuevo Herald”, Juan Clark (professore di sociologia del Miami-Dade college e autore di due libri sul tema della chiesa a Cuba) afferma che: “La Chiesa sta ora collaborando con Raúl per la ricerca di un sistema più produttivo ed effettivo creando una atmosfera maggiormente favorevole per una transizione senza violenza”. Infine concluse giudicando il Papa troppo debole per negoziare con Castro e che mai fu in una posizione da esigere la libertà dei prigionieri politici.

L’agenzia di notizie statunitense ha recuperato un file dalle fonti di wikileaks del 14 maggio del 2007 nel quale appare che la missione Usa presso la Santa Sede affermasse che il governo cubano avrebbe dovuto accogliere con felicità e serenità la figura di Ortega perché la “Chiesa fece il lavoro sporco del regime”. Si aggiunge che le autorità del Vaticano hanno insinuato che l’anno passato Ortega si sia comportato troppo morbidamente con il regime dell’isola.

“La gente vuole credere che Benedetto XVI stimoli il processo di riforme iniziato dal presidente attuale, imprimendole maggiore velocità e importanza qualitativa. I più illusi addirittura sognano che la massima figura del Vaticano riesca in ciò che l’insubordinazione popolare non riuscì: un cambio vero”, scrisse nel suo blog Yoani Sánchez.

 

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