POPOLI IN LOTTA - I morti di Bashar Assad
Il silenzio imposto ai media è rotto dalle voci dei siriani in fuga.
28.04.2012 - Giorgio Trombatore
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Da oltre due mesi mi trovo in Medio Oriente. Sono tornato dopo i tempi del conflitto in Iraq. A quel tempo il governo giordano proprio come adesso si organizzava per aprire dei campi lungo il confine con l'Iraq. Campi che rimasero prevalentemente vuoti, eccetto la presenza di qualche sudanese e somalo: gli iracheni non finirono in quei campi di transito.
Oggi ad Ar Ramtha in Giordania succede qualcosa di simile. La stragrande maggioranza dei siriani, dopo aver varcato il confine finisce risucchiato in Giordania, ospitato da famiglie giordane o dai amici e parenti.
Quello che era iniziato come un movimento pacifico verso la libertà più di un anno fa, è scivolato verso una sanguinosa guerra civile. Che cosa e` rimasto della rivoluzione dei social networks, quando i giovani animati da quello che era successo in Libia, in Egitto, in Tunisia trovavano coraggio per postare su youtube, facebook, l'inizio di una rivolta contro il regime di Assad?
Cosa rimane di quei giovani? Molti di loro hanno passato il confine con la Giordania, le stime ci dicono oltre 100.000 persone, altri sono finiti nelle galere in Siria, con un numero al posto del nome.
Secondo le Nazioni Unite, l'anno di conflitto ha colpito tre milioni di persone, lasciando 230.000 sfollati in Siria e spingendone tanti altri in molti Paesi limitrofi, come in Giordania, appunto, con i suoi 100.000 ma anche in Libano e in Turchia.
In Libano si sono organizzarti lungo il confine e presso Tripoli, bastione sunnita e salafita che protegge i siriani contro la minaccia Hezbollah. L'ospedale di Az Zahra con i suoi 54 posti letto sempre pieni viene gestito da siriani della diaspora che con i loro fondi mantengono una struttura che costa oltre 14,000 dollari a settimana.
Finora, più di 10.000 persone sono state uccise. Nella sua lotta per mantenere il potere, il governo siriano ha bloccato i media stranieri e operatori umanitari e valutare pienamente i danni e le informazioni sulle esigenze della popolazione nella maggior parte delle hard-zone colpite è estremamente limitata.
Personalmente sono stato allontanato dal confine tre volte, ed ho dovuto attivarmi attraverso gli uomini vicini al gruppo del Free Syrian Army e agli sfollati che ogni giorno passano il confine.
Solo in Giordania se ne contano duecento per notte.
I Siriani sono sempre schivi e controvoglia si prestano per raccontare la loro odissea. Hanno paura dei “Muhabarat” dei servizi segreti, delle ritorsioni.
Parlando con un signore anziano che ha attraversato il confine a piedi, con la sua famiglia , mi racconta i rischi ed i pericoli di un viaggio che ha avuto inizio dalla citta` di Homs. Quest'uomo, un manifestante anti-governativo, fu costretto a fuggire dopo che il suo quartiere di Baba Amr a Homs era stato ripetutamente bombardato dalle forze governative. E` fuggito, questo anziano, portandosi dietro sua figlia e la nipotina che ora ha trovato rifugio presso il campo di Ar Ramtha in Giordania.
Nonostante la crescente pressione internazionale per sospendere gli attacchi e per riprendere il dialogo, la violenza continua in più posizioni. Lo sforzo di Kofi Annan per mediare un piano in sei punti per porre fine ai combattimenti è stata provvisoriamente accettata dal governo siriano. Tuttavia, il presidente Bashar al-Assad continua a ritardare l'accesso degli sforzi umanitari in modo che i militari siriani siano in grado di attaccare le forze di opposizione impunemente.
All interno del Paese vi è inoltre una campagna del governo per colpire i medici ed i sanitari che in qualche modo si attivano per portare aiuto alle popolazioni colpite. I dottori che hanno passato il confine mi raccontano come alle volte gli uomini della sicurezza giungano negli ospedali e portino via i pazienti che sono sospettati di aderire ai movimenti di lotta. Persino durante una operazione a torace aperto, dottori e pazienti sono stati prelevati dagli agenti del regime. Per fronteggiare questa situazione, ospedali da campo sono sorti in tutta la Siria. Vengono gestiti in grande segretezza e spesso un ospedale da campo (solitamente composto da due stanze) viene chiuso per essere riaperto in zone più sicure.
I siriani mi mostrano una lista infinita di dottori, infermieri e paramedici che hanno perso la vita solo per aver prestato aiuto alla popolazione. Uccisi, spariti nelle galere, una pulizia che non ha risparmiato nessuno. Ciò ha portato all'arresto e alla tortura di almeno 469 operatori sanitari (medici e infermieri) nel corso dello scorso anno (vedi allegato 1 e 2).
Ho conosciuto un dottore che recentemente e` stato liberato dagli uomini della sicurezza di Assad. Originario di Damasco, e` stato imprigionato a Deraa ed ha passato circa 40 giorni nelle mani degli uomini della sicurezza di Bashar Assad.
Legato alle braccia e sospeso in aria, mi racconta le sevizie giornaliere, e di come in assenza di acqua ne approfittava per bere quando si recava in bagno una volta al giorno.
A Tripoli ho conosciuto un giovane siriano, Al Nur che sta portando avanti un ospedale privato interamente sovvenzionato dalla diaspora siriana. Sui muri vedo le bandiere degli oppositori al regime, ma lo sconforto ed il dolore che si respira in queste stanze e` difficile da spiegare. Ci sono giovani con entrambi le mani amputate, altri hanno perso un piede su una mina.
Giorgio Trombatore è eclettico operatore umanitario, catanese, impegnato da oltre venti anni nei più difficili teatri del mondo. E' autore di "Coy Ecce Homo" e "Morsi d'Africa".
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