ASIA - Afghanistan, una terra senza medici.
Intere province, soprattutto nell'Ovest del Paese, soffrono la mancanza di assistenza sanitaria di base
10.05.2012 - Mauro Annarumma
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E' drammatica la situazione sanitaria in Afghanistan, in particolare nella regione occidentale del Paese. L'insufficiente assistenza sanitaria e le precarie condizioni di vita nelle aree rurali del Paese fanno da argine insormontabile al miglioramento dello stato di salute dei civili.

Affranti da anni di guerra e di scontri armati tra tribù e bande diverse, gli afghani che ne hanno la possibilità ricorrono a personale sanitario, o presunto tale, che opera privatamente, quando non è possibile raggiungere i presidi ospedalieri più vicini, dislocati in pochi centri abitati, i più importanti (Herat, Farah e Nimruz per le province occidentali).
In media, in tutto l'Afghanistan, il rapporto medico/1000 abitanti è pari a 0,15 unità, ben al di sotto delle 2,3 unità raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma sono numerose ed estese le aree che non usufruiscono di alcuna assistenza medica, soprattutto nelle province di Herat e Farah, se si considerano le ampie distanze dai capoluoghi e la dispersione della popolazione sul territorio, con la rilevante assenza di personale femminile: su un totale di 1563 medici, solo 413 sono di sesso femiinile, escludendo, di fatto, gran parte delle donne dall'assistenza sanitaria (OCHA).
Un solo esempio su tutti: nella provincia rurale di Uruzgan, del distretto di Deharawud, vi sono solo due medici a fronte di decine di migliaia di persone. Molte di esse cercano di raggiungere il capoluogo per ricevere assistenza, spesso senza riuscirvi.
I laureati si concentrano a Herat, centro universitario, e nell'est del Paese, ma sul territorio si affacciano anche medici afghani di rientro da Iran e Pakistan, rincuorati dalla cacciata dei talebani dalla capitale ad opera della coalizione internazionale.
Uno dei più grossi ostacoli al loro impiego è però la forte presenza, ancora oggi, di scontri armati e criminali che taglieggiano l'Afghanistan. Spesso è la stessa polizia locale, corrotta, ad esigere soldi e favori per il passaggio di merci e persone in tutto il Paese.
Non ultima, la bassa retribuzione, poco più di 300 euro al mese, e lo scarso supporto da Kabul, che non detiene ancora il controllo di gran parte delle province. Sebbene la costituzione sancisca la gratuità delle offerte di assistenza sanitaria e di educazione, sono le Organizzazioni internazionali a garantire i fondi necessari a sostenere, seppure in difficili condizioni, le poche strutture nel territorio.
Le farmacie sono anch'esse rare e, nonostante sia necessario ottenere una specifica autorizzazione dal Ministero, le misure di controllo non sono sufficienti a contrastare la vendita di farmaci di bassa qualità.
La scarsa organizzazione e la esigua presenza di personale qualificato nelle già isolate aree rurali del Paese peggiora la disaffezione della popolazione nei confronti dell'organizzazione statale.
Nei villaggi è ancora comune riscontrare automedicazioni e usanze tribali piuttosto che interventi ambulatoriali, con gravi ripercussioni sulle aspettative di vita della popolazione, intorno ai 40 anni nelle aree rurali. Secondo dati ufficiali del governo afghano, solo il 32% delle donne ha avuto cure e assistenza al parto da parte di strutture pubbliche (Afghan Household Survey, 2006 ).
Ma non ci sono solo cattive notizie. Secondo quanto pubblicato nell'ultimo rapporto “National Strategy for Improving Quality in Health Care”del 2011, curato dal Ministero della Salute afghano, cinque milioni di bambini ogni anno sono sottoposti a profilassi vaccinale, abbattendo la mortalità infantile a 77/1000 nel 2010 rispetto a 111/1000 di soli due anni prima; l'accesso alle strutture di assistenza primaria, inoltre, seppur con i limiti sopra descritti, è aumentato notevolmente dopo la caduta del regime talebano.

Donne e bambini rimangono però le principali vittime della scarsa assistenza sanitaria, delle tradizioni e della scarsa educazione.
Malattie respiratorie, diarrea, malnutrizione, tubercolosi e malaria, sono le principali cause di morte, in aggiunta alle vittime di guerra.
Ogni due ore una donna muore per complicanze post-partum (Afghanistan Mortality Survey 2010), un dato che, da solo, tiene ancora aperta una scommessa di civiltà sul futuro dell'Afghanistan.
(Foto di M. Annarumma, Afghanistan)
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