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martedì 02 settembre 2014


Recensione film: Stella

Nanni Moretti porta in Italia la pellicola che racconta la sfida di crescere e riscattarsi

08.12.2008 - Francesca Maria Calegari



Titolo: Stella
Regia: Sylvie Verheyde
Cast: Léora Barbara, Karole Rocher, Benjamin Biolay, Guillaume Depardieu, Melissa Rodrigues 
IMDB: 77/100
Voto: 75/100

 

Parigi,     1977. Stella ha 11 anni e la vita l’ha portata a crescere troppo in fretta. La sua famiglia fa parte del sottoproletariato urbano. I genitori (Karole Rocher e Benjamin Biolay), spesso assenti, gestiscono un caffè in periferia. Il locale, dove Stella passa la maggior parte del suo tempo, è popolato da un universo di personaggi borderline: alcolizzati, disturbati, ladruncoli, tra cui spicca Alain-Bernard, l’ultima interpretazione dello scomparso Guillaume Depardieu, primo platonico amore della ragazzina. Stella ha però una grande occasione: frequentare una scuola media prestigiosa. Potrebbe essere una speranza di riscatto, ma lei in fondo non è che una vittima del suo ambiente: è disillusa, a tratti violenta, non ha voglia di studiare, non ha voglia di andare a scuola, non ha voglia di fare amicizia.
La conoscenza di Gladys, la migliore della classe, le servirà da stimolo per scoprire la potenza e la bellezza della cultura.
In gran parte autobiografico, Stella è scritto e diretto dalla regista francese Sylvie Verheyde; alla mostra di Venezia il film ha talmente toccato Nanni Moretti che ha deciso di farlo distribuire in Italia.
Ed in effetti questa pellicola colpisce. Alternando ironia e dolore, viene costruito un racconto di formazione duro e diretto, in cui la musica, che si evolve accompagnando la crescita di Stella, fa da coprotagonista.
Il 2008 ha visto le opere francesi conquistare il mercato cinematografico. Dopo La classe di Laurent Cantet, che racconta le difficoltà dell’integrazione nella scuola di oggi, e Giù al Nord, commedia di Danny Boon che ironizza sulla parte più disagiata di un paese visto normalmente come sinonimo di benessere, questo film si inserisce perfettamente nel filone che vuole raccontare la Francia al di là degli stereotipi.
E così, con gli occhi di questa piccola ma espressiva attrice, Léora Barbara, esordiente, vediamo le problematiche tipiche dell’adolescenza mischiarsi a quelle di uno status sociale privo di stimoli e cultura. Perché in fondo, anche se ambientato negli anni ’70 è un film che vuole raccontare una storia universale, che può quindi parlare al pubblico di oggi.

 

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