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Myspace: a place for “fiends”

Il potenziale pubblicitario del portale è pressoché infinito, e tende a crescere allo stesso modo. Vediamo perché.

13.11.2007 - Valerio Celletti



Se in una conversazione da bar tra studenti universitari o liceali qualcuno osasse chiedere "Che cos'è Myspace?" probabilmente sarebbe guardato come un alieno. Questo enorme, apparentemente semplice, arcinoto portale di social networking è diventato in pochi anni un punto di riferimento nel suo genere ed è estremamente difficile non averne mai neanche sentito parlare.
Musicisti, artisti, discoteche, ristoranti, registi, fotografi, ragazzine di provincia e nerboruti quarantenni voyeur sono solo una piccola parte della chiassosa fauna che popola questo straordinario e dispersivo caravanserraglio digitale.
Su Myspace si chiacchiera, si vedono videoclip, cortometraggi, fotografie, si leggono blog, si ascolta musica, ci si corteggia più o meno discretamente. La piattaforma nel quale tutto questo è possibile è apparentemente di una semplicità disarmante, rendendo i contenuti fruibili anche dai meno alfabetizzati di computer e internet.
La storia di Myspace.com è semplice e cinematografica come il sogno americano: due ragazzoni californiani, Chris DeWolfe e Tom Anderson (che tuttora è presidente ed amministratore delegato) decidono di rimboccarsi le maniche e nel 1998 fondano questa ambiziosa community in pieno boom della new economy. Una versione paragonabile a quella attuale vede tuttavia la luce solo nel 2003. Raggiunta ormai una dimensione tale da solleticare i palati dell'universo degli investimenti pubblicitari, Myspace viene acquistata dal tycoon dei media Rupert Murdoch, proprietario del colosso News Corporation per la ragguardevole cifra di 580 milioni di dollari. E' ragionevole pensare tuttavia che l'australiano ha fatto un affare: il potenziale pubblicitario di tale portale è pressoché infinito, e tende a crescere allo stesso modo. Vediamo perché.

L'idea di Myspace. Social Networking for Dummies.
Nella vita reale, esiste qualcosa chiamato reticolato sociale. Semplifichiamo. Se io ho un amico, almeno a livello teorico ho la possibilità di venire a contatto almeno una volta con ognuno dei suoi amici ed amiche. Se ne ho due questa possibilità aumenta, se ne ho tre aumenta ancora e così via. Questo avviene anche in modo ramificato: venendo a contatto con gli amici dei miei amici, posso conoscere altra gente. Questo può avvenire in modo veloce e intenso (ad esempio partecipando ad una festa o comunque facendo vita sociale) o in modo meno veloce (uscendo poco di casa e conoscendo solo colleghi e solo occasionalmente amici di colleghi, ad esempio).

Il principio è lo stesso su Myspace. Questa sera decido di dare una svolta alla mia vita e apro un profilo. La prima cosa che faccio è cercare i miei amici che sono già dentro la comunità e li contatto. Poi decido di invitare altri amici che non hanno un profilo, e qualcuno decide di raggiungermi. Ora, tra gli amici che ho e gli amici degli amici ho un reticolato sociale già di una dimensione maggiore di quanto possa gestire facilmente.
Comincio a sfogliare tra gli amici e tra gli amici dei miei amici; scopro che ci sono tante facce interessanti e un sacco di gruppi musicali di cui non ho mai sentito parlare. Decido di mandare richieste di amicizia a qualcuno di loro e comincio a chiacchierare. La mattina mi sveglio e qualcuno che mi ha visto tra gli amici dei miei nuovi amici decide di scrivermi e così il mio numero di contatti cresce. Questo è il social networking. C'è molto altro dietro Myspace ma questo è il concetto base.

Sorgono alcuni interrogativi. Myspace non è certo il primo servizio per mettere in contatto le persone tra di loro, in rete. Perché tale piattaforma è riuscita dove molti altri hanno fallito e dove altrettanti sono rimasti nel limbo degli sconosciuti? Esistono risposte economiche e risposte "filosofiche". Uno tra i motivi principali e più sicuramente accettati è stato il fatto che il successo di Myspace è stato per merito soprattutto delle band musicali e del loro indotto. Tra i primi utilizzatori di Myspace ci furono band e musicisti: le band potevano mettere la propria musica da ascoltare in streaming o più raramente da scaricare, inserire storie, fotografie, date di concerti e altro. Inoltre, le band potevano essere contattate dai fan, attraendo quindi un enorme numero di ambosessi dai 14 ai 25, il segmento di mercato che più fortemente consuma musica. Questa invasione di fan, a contatto con la piattaforma si è scontrata con la possibilità di comunicare a 360 gradi, di esprimersi in modo facile grazie alla semplicità di una piattaforma come già detto facile e veloce e a suo modo largamente configurabile e personalizzabile. L'idea del social networking ha funzionato. Quello che era un posto per amici è diventato un posto per gli amici e gli amici degli amici e così via, attraendo un numero di utenti sterminato, e pressoché incalcolabile. Traducendo in dati misurabili, in un arco di tempo relativamente breve, attualmente Myspace può fregiarsi di essere il sesto sito più popolare al mondo, il quarto tra quelli in lingua inglese e il terzo negli Stati Uniti secondo Alexa, popolare azienda statunitense che si occupa di misurare il traffico sul web a fini statistici.

Il prezzo di Myspace.
Myspace è gratuito, la carta di credito è salva. Non versiamo una lira per avere un profilo, ma in realtà lo paghiamo molto caro, come molte altre cose su internet. Gli introiti non derivano solo dalla pubblicità , ma soprattutto dai dati che le ricerche di mercato raccolgono verificando e misurando i nostri gusti in termini di libri, cd, film ed amicizie, dando. Gli utenti di Myspace sono cavie da laboratorio per il marketing: tutto ciò che scriviamo in un certo senso serve per capire cosa ci faranno comprare tra qualche mese.

Tali dati sui nostri gusti, le nostre abitudini, i nostri amici e quello che compriamo e compereremo è inoltre una miniera inesauribile per chi non ha cuore la nostra privacy. Sull'autorevole Punto Informatico, rivista online su tutto ciò che gravita al mondo di schermi e tastiere soprattutto per gli aspetti legali, è apparso già nel giugno 2006 un articolo che commenta un indagine condotta dal New Scientist circa la caccia a tali dati da parte della NSA - National Security Agency, la divisione più potente della intelligence statunitense. Tali servizi di social networking sarebbero una miniera enorme di dati personali che gli utenti stessi mettono a disposizione. Gli Stati Uniti sono, ricordiamo, il luogo dove le intercettazioni sono state legalizzate con il discusso e liberticida Patriot Act, appena un mese dopo l'11 settembre, e dove la Cassazione ha dichiarato perfettamente legale anche lo spionaggio domestico condotto dalla National Security Agency ai danni dei cittadini statunitensi, ordinato dalla Casa Bianca senza aver ottenuto l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Non dovrebbe sorprenderci che nessuno voglia rinunciare a questa enorme risorsa che viene dalla mole di dati che tale genere di servizi consente di raccogliere sui cittadini. Anteponendo, costi quel che costi, la sicurezza nazionale alla libertà di espressione, lo spettro del controllo permanente tende a diventare una presenza ingombrante. Persino Orwell si farebbe prendere dalla paranoia, a questo punto.

Scenari.
Facciamo un primo sforzo di fantasia. Myspace continua a crescere, e ragionevolmente tenderà a farlo anche in futuro. Ragionevolmente, diventando sempre più uno standard e continuando a richiamare utenti, tenderà a polarizzare risorse finanziarie, e questo vale soprattutto per quelle pubblicitarie. Tali risorse potrebbero essere investite in sempre più ambiti, generalmente contigui, per poter tenere sempre più persone sempre più tempo su Myspace, allargando l'offerta di servizi ed intrattenimento del portale. Nella pubblicità online, banalizzando, è evidente che più gente per più tempo significa più soldi
Dopo la musica, i video e tutto il resto, il signor Murdoch potrebbe pensare di rendere Myspace la vera alternativa ad MTV, convogliando alcuni dei suoi contenuti e dei suoi aficionados su una rete tv/satellite. Il bacino di utenza è ovviamente lo stesso, cioè dai 16 ai 25 e tendenzialmente anche la programmazione potrebbe essere molto simile (concerti, interviste, video musicali , cartoni animati e vari contenitori). E' verosimile pensare che una eventuale Myspace TV possa presentarsi e parlare di sé come l'alternativa ancora più cool ad MTV, con un volto meno mainstream e più alternativo, più rock, almeno di facciata.

Facciamo un altro sforzo di fantasia. Myspace è un posto dove nuove forme di pubblicità potrebbero essere sperimentate, ad esempio tentando di sfruttare i piccoli divi e le piccole divine di questi social networks per poter vendere. Pagare Madonna per una pubblicità di scarpe italiane è sicuramente dispendioso. La stupenda universitaria che tutti i ragazzi della sua facoltà mangiano con gli occhi e che molte ragazze invidiano costa sicuramente meno, anzi niente. Il messaggio veicolato da una persona famosa solo nel suo piccolo microcosmo risulterebbe amplificato : sarebbe percepito in modo più naturale, perchè non percepito come qualcosa di altro, di lontano dal quotidiano.
E' dunque credibile pensare che si possa sfruttare la creatività e la fama di notorietà di alcuni degli utenti per ottenere pubblicità a costo zero, ricompensando gli utenti con sempre maggiore visibilità. Tornando all'esempio, la piacente universitaria è un hub: è una persona che per fascino e capacità personale tende ad attrarre verso di sè molte persone, molti collegamenti del reticolato sociale. Il marketing potrebbe sfruttarla, con effetti da verificare ma senz'altro con minore spesa. Un altro dato su cui riflettere: dal giugno 2006 alcuni utenti con più di 20000 mila contatti si sono sentiti lusingati di fronte a spammer senza scrupoli che hanno promesso somme di denaro degne di considerazione in cambio di contatti e nominativi personali della propria lista, e comincia a farsi strada (sul popolare sito di aste online Ebay ma anche privatamente su Myspace stesso) la compravendita di profili personali di alta visibilità da riconvertire a fini commerciali.

Il futuro di questa piattaforma? Data per verosimile l'ipotesi di Myspace TV, la pubblicità tenterà l'assalto frontale e tenterà di sfruttare il social networking. Bisognerà attendere per vedere una formula che metta d'accordo piattaforma, inserzionisti ed utenti, ma di sicuro si sta andando verso questa direzione. Il problema della privacy, trascendendo il caso Myspace, andrebbe affrontato e risolto in modo organico e unitario, come del resto molti altri problemi legati alla sicurezza e alla libertà di opinione in rete, specie in paesi non democratici. La governabilità di internet e la necessità di mantenerla libera, ma pienamente nei confini della legge sono problemi cruciali per la vita democratica dei paesi nei prossimi anni a venire: risultati accettabili possono venire solo da una volontà di regolamentazione ad ampio respiro mantenendo il punto fermo della necessità e opportunità di mantenere la rete libera da ogni forma di controllo che ne possa intaccare la natura genuinamente spontanea che la contraddistingue.

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