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Affabulazione - Liberamente tratto da Pier Paolo Pasolini

La tragedia classica incontra il teatro tradizionale di Bali. Affabulazione di Pasolini è il tramite che congiunge due diversi mondi e li fa dialogare in modo poetico e crudele

17.02.2011 - Luca Casadio



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La regia patafisica di Vania Castelfranchi nasce dalla contaminazione tra il teatro classico e le rappresentazioni tradizionali balinesi. La tragedia greca, che già Pasolini aveva rivisto alla luce della marginalità della vita delle periferie romane, si incontra con il teatro di Bali, caratterizzato dall'uso delle maschere e da una particolare danza; un atteggiamento del corpo specifico della tradizione indonesiana.

Lo spettacolo è successivo ad un viaggio di studio della compagnia stessa a Bali, in cui il gruppo teatrale è venuto in contatto con il teatro tradizionale del luogo e ha svolto nelle scuole un'attività di formazione a favore delle vittime della pedofilia.

Gli ingredienti di base sono quelli della tragedia: in una famiglia borghese si consuma uno scontro virile e finale tra padre e figlio, simbolo dell'alternanza tra le generazioni e tra due diverse epoche della vita. Si confrontano così, faccia a faccia, la forza e il declino, il ruolo sociale e la giovinezza, la sessualità e l'impotenza, il potere e la ribellione, la libertà e i vincoli della famiglia.

La scena è suddivisa sui quattro lati di un quadrato ad evocare: una casa, un tempio, una scena teatrale, un ring per la lotta dei galli. Disposti lungo i lati trovano posto i protagonisti della tragedia: i figli, le madri, i padri e i saggi. Perfino il pubblico viene suddiviso in queste quattro categorie e posizionato lungo uno di questi quattro vertici. Ognuno secondo la propria prospettiva.

Lo spettacolo è denso. Complesso. E alterna con gusto e intelligenza squarci tratti dal testo pasoliniano, riadattato e rivisto per l'occasione, e un lavoro attento sulla postura e la danza, che ricorda il disequilibrio e lo sbilanciamento balinese, magistralmente descritto dagli antropologi Gregory Bateson e Margareth Mead.

In questo scenario, Sofocle dialoga con Pasolini e con le maschere indonesiane, in una trama complessa che rappresenta quello che il poeta antillano Èduard Glissant definisce il tuttomondo. Uno spettacolo che rende al pubblico il valore antropologico del teatro e della rappresentazione. Quasi la sua sacralità.

Bravi anche gli attori che riescono a calibrare sperimentazione e canone, in una recitazione mai di scuola, capace di giungere al pubblico.

Ne risulta così un lavoro acuto e stratificato, a volte anche complicato, ma sempre capace di mostrare, in controluce, tutta la complessità delle vicende umane e dell'incontro-scontro tra i diversi protagonisti delle vicende, eroi, personaggi e maschere, ma anche solamente donne, uomini, genitori e figli.

 

 

Al Teatro Ygramul, Via M. Nicolai 14

Telefono: 327.197.4360

Regia di Vania Castelfranchi

Con: Vania Castelfranchi, Andrea Di Noto, Valentina Conti, Simone di Piscasio e Camilla Franceschini.

Musiche, eseguite dal vivo, di Andrea Di Noto.

Scenografia: Isabella Faggiano.

Scene: Fiammetta Mandich.

Costo: 7 euro.

www.ygramul.net

 

 

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