Recensione: Scarface (1983)

06.02.2009 - Francesco Manca

Titolo: Scarface (1983)
Regia: Brian De Palma
Cast: Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer
IMDB: 82/100
Voto: 85/100

 

“Io mi prendo tutto quello che posso” “E cos’è che puoi prenderti?” “Il mondo, chico…e tutto quello che c’è dentro”.
Queste sono le parole di Tony Montana, l’intransigente personaggio interpretato da un Al Pacino in stato di grazia protagonista di “Scarface”, remake dell’omonimo film di Howard Hawks del 1932 che porta la prestigiosa firma di Brian De Palma.
“Scarface” è, senza alcun dubbio, una delle pellicole più rappresentative del panorama cinematografico anni ’80, oltre che uno dei massimi vertici raggiunti dal cinema Gangster.
La storia è quella del profugo cubano Antonio “Tony” Montana, il quale, insieme al socio Manolo “Manny” Rivera (Steven Bauer), dopo essere sbarcato in Florida, inizia a svolgere alcuni lavori per il boss Frank Lopez (Robert Loggia).
In breve tempo, Tony riuscirà a prendere il controllo sulle principali attività malavitose di Miami e dell’intero stato.
Sebbene il film sia, in qualche modo, privo del classico stile voyeristico tipico di Brian De Palma, il regista riesce comunque a creare un’opera che non va vista necessariamente dall’ottica del suo protagonista, bensì, anche dal punto di vista della macchina da presa, la quale, nella filmografia di De Palma, ha sempre svolto un ruolo di fondamentale importanza, costituendo quasi un personaggio cardine della vicenda. Anche in questo caso non mancano raffinati tocchi di stile e sublimi giochi di inquadrature, che il cineasta italoamericano avrà modo di sviluppare appieno in un altro film interpretato da Al Pacino, che risuona al titolo di “Carlito’s Way” (1993); vedere la sequenza iniziale per credere …
L’universo che ci viene raccontato in “Scarface” è spietato e corrotto come in molte altre realtà che il cinema ci ha raccontato negli anni che furono. Il denaro e il potere sono gli unici ideali per i quali i personaggi, non solo Montana, sembrano voler (soprav)vivere. Non vi è spazio per i valori etici e morali, al contrario della trilogia de “Il Padrino” firmata Francis Ford Coppola, che poneva “La Famiglia” al di sopra di qualsiasi altra cosa.
Nonostante ciò, “Scarface resta comunque una pellicola che di valori (non solo cinematografici) ne ha da vendere, e gran parte del merito per la riuscita di questa ennesima opera di De Palma va, come già detto, alla straordinaria performance attoriale di un immenso Al Pacino, il quale riesce a delineare un personaggio burbero, egoista, cinico, sfacciato e determinato a raggiungere i propri obiettivi, se necessario, anche con la forza che è, inevitabilmente, entrato nell’immaginario collettivo di tutti i cinefili, grazie al suo innato carisma e alla sua fame di potere. Da menzionare anche le convincenti interpretazioni di Steven Bauer, Robert Loggia, F. Murray Abraham e della giovanissima Michelle Pfeiffer.
Non ci si deve però scordare della presenza di una sceneggiatura compatta ed egregiamente elaborata, il cui autore è niente meno che Oliver Stone, in seguito vincitore di 2 premi Oscar per “Platoon” e “Nato il 4 Luglio”, oltre che di una impeccabile colonna sonora orchestrata da Giorgio Moroder.
Come moltissime altre cose, anche il Cinema è bello perché è vario, e “Scarface” è un emblematico esempio di ciò che si deve cercare quando si desidera uscire fuori dagli schemi.