Scusa ma ti chiamo amore

Dopo più di dieci anni da “Classe mista III A” Federico Moccia torna a dirigere un film

01.02.2008 - Valentina Ariete

Titolo: Scusa ma ti chiamo amore
Regia: Federico Moccia
Cast: Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Alessandro Ward
IMDB: --/100
Voto: 45/100

Alex (Raoul Bova), 37 anni, pubblicitario, è stato appena lasciato dalla sua fidanzata, Elena (Veronica Logan), a cui aveva chiesto di sposarsi.
Niki (l'esordiente Michela Quattrociocche), 17 anni, adolescente in cerca dell'amore, passa tutto il tempo con le sue amiche che si fanno chiamare "le Onde".
Una precedenza non rispettata e le loro vite si incrociano, o sarebbe meglio dire si scontrano. Fin dal momento dell'incidente i due si piacciono, ma dovranno portare avanti la loro storia d'amore tra mille difficoltà, a cominciare dalla grande differenza d'età e dagli ex che si rifanno vivi.
Moccia porta sullo schermo il suo fortunato romanzo sulla scia del successo di "Tre metri sopra il cielo" e "Ho voglia di te" e il risultato è il solito film adolescenziale sdolcinato e irrealistico, filone che negli ultimi anni ha enorme successo in Italia.
Tutto suona falso: possibile che nei racconti di Moccia le persone si incontrino solo facendo incidenti stradali? Com'è possibile che i personaggi frequentino posti di lusso, abitino in attici favolosi, siano ricchi ma sembrino non lavorare mai? E soprattutto perché le ragazze rappresentate in queste storie sembrano non avere altri interessi oltre ad un'idea dell'amore infantile e banale: possibile che non abbiano progetti per il futuro, delle passioni, una veduta più ampia della vita? Questi film e questi romanzi ci hanno abituato ad un'idea dei giovani limitata e anche offensiva per tutti quei ragazzi che non sono figli di papà e basta, ma che si impegnano, studiano, hanno sogni da realizzare e vivono le loro relazioni in maniera più consapevole e sincera. Quante ragazze si possono identificare davvero nel personaggio insopportabile di Niki? Una ragazza viziata, prepotente, abituata a comandare a bacchetta gli altri, che parla con una vocina stridula aprendo in maniera ridicola le vocali e gesticolando a più non posso: fin dai primi minuti ci si domanda come faccia a sopportarla il personaggio dell'uomo adulto che nella realtà l'avrebbe liquidata dopo cinque minuti.
La regia, scontata, da spot pubblicitario, di Moccia si limita ad inquadrare i protagonisti, in più c'è anche il tocco kitch: a scandire i momenti del film ci sono la voce narrante di Luca Ward - una delle più belle del cinema italiano, ma qui assolutamente sprecata - e frasi d'amore prese da vari autori (tra cui Shakespeare, Balzac, Whitman), che compaiono sull'immagine con tanto di animazioni. I Baci Perugina non avrebbero saputo fare di meglio. L'unica nota positiva del film è Raoul Bova sia per la sua bellezza, sempre piacevole da ammirare, che per l'impegno che ci mette: è migliorato molto, ma dispiace vedere che dopo la svolta impegnata che aveva dato alla sua carriera, con film come "La finestra di fronte" di Ozpetek, sia tornato ai tempi e ai livelli di "Piccolo grande amore".
Un film che piacerà alle fedelissime lettrici di Moccia, alle fan di Raoul Bova e alle ragazzine.