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Hai sempre fatto la differenziata nel modo sbagliato: le regole cambiano e scattano le multe

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Hai sempre fatto la differenziata nel modo sbagliato: le regole cambiano e scattano le multe - mpnews.it

Il nuovo regolamento europeo impone il riciclo: tra bioplastiche, alluminio e impianti di selezione, l’Italia si prepara alla svolta.

Le capsule monodose del caffè saranno ufficialmente classificate come imballaggi da riciclare, anche se contenenti residui. La norma è prevista dal nuovo Regolamento europeo Ppwr, in vigore dal 12 agosto 2026, e rappresenta un passaggio cruciale per milioni di consumatori. Ma il cambiamento più forte riguarda le aziende e le strutture di raccolta: perché se il regolamento è europeo, la sua applicazione operativa spetta agli Stati membri. In Italia, infatti, serviranno norme specifiche per stabilire in quale cassonetto buttare le capsule, distinguendo tra plastica, alluminio e bioplastica. Le implicazioni sono molte, dalle abitudini domestiche agli investimenti negli impianti di selezione, passando per i tempi stretti fissati da Bruxelles.

Riciclo, residui e tecnologie: la sfida delle capsule di plastica

L’obiettivo dichiarato della Commissione è chiaro: entro il 2030 tutti gli imballaggi immessi sul mercato dovranno essere riciclabili. Le capsule del caffè, utilizzate ogni giorno da milioni di cittadini, rientrano tra i casi più complessi. Costituite spesso da materiali misti – plastica, alluminio, carta, più il residuo organico del caffè – non possono essere facilmente trattate nei normali impianti di smaltimento. Fino ad oggi, nella maggior parte dei casi, finivano tra i rifiuti indifferenziati, per mancanza di regole chiare.

Il regolamento Ppwr cambia il quadro. Non solo le capsule diventano ufficialmente imballaggi soggetti a obbligo di riciclo, ma anche quando contengono ancora caffè. Una specifica importante, che punta ad anticipare il conferimento e a evitare che restino nei cestini per giorni. In parallelo, le aziende dovranno adattare la produzione, introducendo materiali compatibili con il nuovo regime.

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Riciclo, residui e tecnologie: la sfida delle capsule di plastica – mpnews.it

Una delle soluzioni più promettenti è l’uso di bioplastiche compostabili, già presenti nel 20% delle capsule in commercio. In questo caso, attraverso il consorzio Biorepack, si apre la possibilità di conferimento nell’organico. Ma serve l’etichetta “compostabile certificato” e, anche in questo caso, saranno i singoli Paesi a decidere se permettere questo smaltimento.

Secondo Giovanni Cassuti, presidente di Corepla, si tratta di “un passaggio significativo che migliorerà la gestione di un imballaggio sempre più diffuso”. Corepla sta lavorando su “processi dedicati” per rendere più efficiente e sostenibile il trattamento delle capsule, soprattutto di quelle ancora complesse dal punto di vista strutturale.

Alluminio e raccolta differenziata: il modello sperimentale di Lecco e Monza

Per quanto riguarda le capsule in alluminio, la situazione è diversa e in parte più avanti. Il consorzio Cial, che si occupa del riciclo di questo materiale, da più di 15 anni lavora sul recupero delle capsule con raccolte dedicate nei punti vendita.

Dal 2015 circa, una sperimentazione avviata in Lombardia, nelle province di Lecco e Monza e Brianza, ha permesso il conferimento domestico delle capsule di alluminio direttamente nella raccolta differenziata. Le capsule vengono trattate negli impianti di selezione del multimateriale leggero, dove confluiscono anche plastica e acciaio. Qui, attraverso il trattamento del sottovaglio – una frazione fine del materiale raccolto – l’alluminio viene separato insieme a tappi, blister, coperchi e altri piccoli oggetti.

Questo modello rappresenta oggi una delle poche soluzioni operative funzionanti in Italia. La sua estensione nazionale dipenderà sia dalle decisioni normative, sia dalla capacità degli impianti di gestire il nuovo flusso.

Sul fronte bioplastiche, i nodi da sciogliere restano invece ancora molti. Il regolamento Ppwr impone agli Stati membri di stilare una lista precisa dei prodotti che potranno essere realizzati in bioplastica a partire dal 2030, quando la plastica vergine sarà vietata in diversi casi. Il rischio è che i tempi non bastino, come segnalano i consorzi coinvolti.

Intanto, anche i consumatori dovranno prepararsi. Gettare le capsule del caffè non sarà più un gesto banale. A seconda del tipo – plastica, alluminio, compostabile – cambierà il bidone corretto, e servirà una nuova comunicazione istituzionale, chiara e omogenea sul territorio nazionale. Le capsule, da simbolo dell’usa-e-getta, stanno per diventare uno dei fronti più visibili della transizione circolare.

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