Dal primo pellegrino ai segreti delle frecce gialle: le curiosità meno note del Cammino di Santiago, tutte vere
C’è chi parte per fede, chi per cercare se stesso e chi per seguire le orme di migliaia di viaggiatori che, da secoli, percorrono il Cammino di Santiago. Un percorso che si snoda in decine di varianti, ma che conduce sempre a Compostela, dove si troverebbe la tomba dell’apostolo Giacomo. La storia del Cammino è fatta di miti, scoperte casuali, segni dipinti sui muri e simboli criptici. Ma ci sono dettagli che sfuggono ai più, episodi dimenticati, tracce silenziose che rivelano quanto sia profondo il significato di ogni passo compiuto lungo quei sentieri.
I cammini possibili, la freccia gialla e la protezione dell’UNESCO
Non esiste un solo Cammino di Santiago. Chiunque lo percorra, in realtà, ne crea uno nuovo. È da questo concetto che nascono le molteplici rotte che portano a Compostela: dal Cammino Francese al Cammino del Nord, passando per il Primitivo, il Portoghese, quello della Plata e tanti altri. Ognuno ha una storia, un’origine e una logica legata alla sicurezza, all’accessibilità, alla vicinanza con fonti d’acqua o rifugi.
Nel 1993, l’UNESCO ha riconosciuto il valore storico e culturale del Cammino Francese, iscrivendolo nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Solo nel 2015 l’estensione del riconoscimento ha incluso il Cammino del Nord, ma ancora oggi non tutti conoscono il motivo di questa distinzione: il Francese era il più percorso fin dal Medioevo e il più documentato, soprattutto grazie al Codex Calixtinus.

I cammini possibili, la freccia gialla e la protezione dell’UNESCO – mpnews.it
Il simbolo più familiare a chi cammina, però, è senza dubbio la freccia gialla. Appare su tronchi, muretti, paletti, pietre. Un segnale semplice, ma che ha salvato decine di migliaia di pellegrini dallo smarrimento. A inventarla, nel 1984, fu don Elías Valiña, parroco di O Cebreiro. Recuperò vernice stradale gialla dagli operai che lavoravano in zona e cominciò a dipingere, un tratto alla volta, tutto il Cammino Francese. Una missione quasi solitaria che ha lasciato un’impronta indelebile nel paesaggio galiziano.
E proprio parlando di segni lasciati e poi scomparsi, va ricordato un episodio singolare: nel 1558, l’arcivescovo di Compostela, San Clemente, per proteggere l’arca con le reliquie dell’apostolo da possibili incursioni piratesche, la nascose così bene da farla dimenticare per secoli. Solo nel 1878, durante dei lavori sull’altare maggiore, fu ritrovata per caso. Un buco nella storia lungo 320 anni.
Il primo pellegrino, le oche lungo la via e una Bibbia dimenticata
Chi è stato il primo a mettersi in cammino verso Santiago? Gli storici sono abbastanza concordi: si trattò di Afonso II delle Asturie, sovrano vissuto nell’VIII secolo. Dopo aver saputo della scoperta della tomba, partì dalla sua capitale, Oviedo, lungo quello che oggi è chiamato Cammino Primitivo. Fu una decisione politica, più che spirituale. Confermare la presenza del corpo di un apostolo in terra asturiana significava rafforzare il potere del regno contro i musulmani, in piena Reconquista.
Un’altra storia poco nota riguarda una sorta di “Bibbia laica” del Cammino: si tratta del testo “I pellegrinaggi a Santiago de Compostela”, pubblicato per la prima volta nel 1948. Un’opera colossale, in tre volumi, scritta da Louis de la Trémoïlle, che ha raccolto documenti, racconti, mappe e dati storici per comporre un quadro completo del fenomeno. A lungo dimenticato, è stato ristampato solo dopo il boom di interesse degli anni ’90.
Parlando di simboli meno noti, c’è chi ha visto nel gioco dell’oca una rappresentazione allegorica del Cammino. Le impronte delle oche, d’altronde, somigliano a conchiglie, e quest’ultima è il simbolo più celebre del pellegrinaggio. Non è un caso, forse, se molti toponimi lungo la via contengono la parola spagnola “oca”. Le caselle del gioco rappresenterebbero le tappe, i pericoli, gli ostacoli e i premi del viaggio. Una teoria affascinante, anche se non del tutto confermata.
Infine, il Cammino ha lasciato il segno nella letteratura e nel cinema. Il più celebre pellegrino contemporaneo è Paulo Coelho, che nel 1986 lo ha percorso interamente, traendone ispirazione per il suo primo romanzo: “Il Cammino di Santiago (Diario di un mago)”, pubblicato nel 1987. Anche Emilio Estevez, figlio di Charlie Sheen, ha firmato un film dedicato alla via: The Way, uscito nel 2012, racconta il pellegrinaggio di un padre dopo la morte del figlio lungo il Cammino. Una pellicola emozionante, spesso citata tra gli appassionati.








